Vivere secondo il Mos Maiorum

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“La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”

      Marco Aurelio

 

 

La più grande gioia di un essere umano è quella di vivere liberamente seguendo gli insegnamenti di coloro che hanno rivoluzionato il modo di pensare.

Essere in grado di formulare pensieri di qualità conduce alla libertà del proprio animo, che non dovrà mai adattarsi a nessuna circostanza, ma sarà capace lui stesso di creare delle occasioni per rendere la propria vita un dono, capace di essere vissuto fino all’ultimo.

 

Ci chiediamo se l’uomo sia realmente cambiato nel corso dei secoli, o se solo le sue abitudini si siano trasformate. Ma quello che ci interessa analizzare è come siano mutate le sue idee. 

 

 

 

Cicerone nell'opera "De Amicitia" ripercorre il valore dell'amicizia con tutte le sue interpretazioni.

Cicerone nell’opera “De Amicitia” ripercorre il valore dell’amicizia con tutte le sue interpretazioni.

Catone il Censore, difensore delle tradizioni del mos maiorum e oppositore alle innovazioni ellenistiche.

Catone il Censore, difensore delle tradizioni del mos maiorum e oppositore alle innovazioni ellenistiche.

 
 
Cosa ci rende oggi diversi da un uomo dell’antica Roma?

 

La risposta ci viene fornita dai Mores Maiorum, i valori della romanità, i costumi e le usanze degli antichi padri.

In un primo tempo, in mancanza di vere e proprie leggi, erano i mores a regolare i comportamenti tra i simili, questi mano a mano venivano raccolti e tramandati oralmente. L’insieme delle regole scaturite dai mores aveva come destinatari i Quirites (antica denominazione dei cittadini romani), e si chiamavano perciò “Ius Quiritium”. Con la salita al potere dei primi re, fu necessario dar vita a delle norme scritte, identificate nella “Lex regia”, e nelle successive opere a noi non pervenute.

Così i costumi divennero vere e proprie leggi, ma questo non bastò: con la cacciata dei Tarquini e con l’inizio della repubblica, i plebei offesi dal comportamento dei pontefici che emanavano mores a favore delle alte classi, crearono un movimento al fine di ottenere una legislazione scritta, che ottennero nel 450 a.C con le leggi delle XII tavole.

 

L’opera di difficile interpretazione fu comunque affidata ai pontefici, preservando il loro potere. Si ebbe una svolta con Tiberio Coruncanio, che rese pubblica l’interpretazione dei mores con la creazione dello Ius Civile, che imparò con il corso degli anni ad adattarsi sempre di più alle necessità degli uomini.

 

La "Gloria" e la "Costantia" dell'esercito romano.

La “Gloria” e la “Costantia” dell’esercito romano.

 

 

 

Ma cosa succede se uniamo il concetto di tradizione all’arte del pensiero?

 

Questo inevitabilmente trasforma il diritto romano, ma allo stesso tempo anche le virtù; un cambiamento reso possibile solo attraverso il diretto contatto tra la civiltà romana e quella greca. Così si diede un nuovo valore al pensiero sull’universo, concentrandosi sull’arte retorica e volgendo lo sguardo verso nuovi orizzonti.

Non mancarono gli oppositori a questa novità, ma d’altra parte ebbe un grandissimo successo tra gli illustri personaggi dell’Urbe. Come non ricordare il tanto venerato Imperatore filosofo, Marco Aurelio, che con la sua opera “Colloqui con sé stesso”, evidenziò quelli che erano i veri valori della romanità, al fine di ben servire non solo la propria persona ma anche il prossimo. Seneca, con il passo “Il vero bene è la virtù”, tratto dalle “Epistulae ad Luciulium”, ci insegna come raggiungere la felicità alla quale tanto aspiriamo, attraverso le virtù.

La felicità è molto più di semplici piaceri e passioni, è credere in un bene superiore che si può raggiungere solo attraverso la ragione. Chi è in possesso di ciò, e nutre giorno e notte la propria mente, sarà in grado di essere un uomo libero e di giovare di ogni bene che ne è portatore.

 

 

Cesare e la sua "Clementia" che lo rese tanto popolare

Cesare e la sua “Clementia” che lo rese tanto popolare

Terenzio, membro del "Circolo degli Scipioni", gruppo di intellettuali filoelleni.

Terenzio, membro del “Circolo degli Scipioni”, gruppo di intellettuali filoelleni.

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I principi che costituivano le fondamenta del mos maiorum erano principalmente cinque: la fides, tradotta come lealtà, onestà, affidabilità; la pietas, da non associare con la “pietà” a cui noi siamo abituati, ma intesa come patriottismo, devozione e rispetto; la maiestas, l’essere fieri di appartenere al proprio popolo; la virtus, rappresentante l’uomo al servizio di altri uomini; e infine la gravitas, l’autocontrollo, la dignità e la serietà.

 

 

 

In cosa crediamo noi oggi?  Quali sono i nostri valori?

 

Bernini, Enea e Anchise. La più grande dimostrazione di "Pietas".

Bernini, Enea e Anchise. La più grande dimostrazione di “Pietas”.

Sottovalutiamo fin troppo l’importanza non solo di “regole” comportamentali necessarie per una buona convivenza, ma soprattutto di quelli che sono gli obiettivi per una vita serena.

Dimentichiamo non solo le virtù, ma anche come si vive, trasformando il dono della vita in una angosciante sopravvivenza, navigando in un mare tempestoso senza mai raggiungere un porto, oppure lasciandoci trasportare da passioni effimere a noi non necessarie.

Per questo motivo è doveroso far riferimento al nostro passato, agli insegnamenti degli antenati, e soprattutto prendere esempio da uomini che resero grandi i loro stessi nomi, con imprese e valori. Ciò sarà possibile non solo iniziando ad avere familiarità con le parole e le azioni di filosofi o condottieri, ma andando anche alla ricerca di un bene superiore, una motivazione che ci spinge ad essere più di semplici uomini.

Colui che conosce, colui che guarda al passato, colui che rende sui amici i più grandi, non avrà mai nulla da temere. La semplicità, l’eguaglianza, la saggezza, la fermezza, il decoro, l’onore, l’operosità, la grandezza d’animo, il pudore, sono alcune delle tante virtù ereditate dai romani, tanto naturali, quanto difficili da seguire.

 

Eppure l’essere uomini ci distingue dalle belve, e in possesso del raziocinio, con tanto desiderio, potremmo scegliere di non essere mai prede di alcun male, di agire giustamente, e di vivere dignitosamente come dei tra tanti altri uomini.

 

 

Articolo di Alexandra Postelnicu

 

 

 

Alexandra Postelnicu

Alexandra Postelnicu, dalla Dacia con furore arriva a Roma per studiare Archeologia all’Università di Tor Vergata. Innamorata perdutamente della storia romana e della musica rock. Non sa cosa sia il tempo libero, perché come un vero topo da biblioteca, dedica giorno e sopratutto la notte allo studio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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