Un viaggio fuori dal tempo a Palazzo Farnese. Giornate Europee del Patrimonio 2015

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Facciata del Palazzo

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio del 19 e il 20 settembre 2015, il celebre Palazzo della Famiglia Farnese, ora sede dell’ambasciata di Francia, ha finalmente riaperto ai visitatori le porte della Galleria affrescata dai fratelli Agostino e Annibale Carracci, importanti esponenti del Classicismo seicentesco italiano.  Il restauro, avviato nel marzo 2014, ha restituito agli affreschi la loro originale colorazione e brillantezza, conferendo ad essi la stessa bellezza che solo nel Seicento era possibile ammirare.  Queste notti dal sapore fuori dal comune e un po’ senza tempo possono regalare emozioni intense e irripetibili. I palazzi, quando fuori è buio, hanno un fascino particolare e i giochi di luce trionfano in tutto il loro splendore, in questo modo risulta più facile percepire lo sfarzo di cui effettivamente queste ricche famiglie di Roma godevano tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Superato l’ingresso monumentale, che si apre sulla  facciata di Michelangelo e Sangallo, si accede ad un vestibolo diviso in navate da colonne provenienti dalle Terme di Caracalla. La famiglia Farnese amava “collezionare” resti archeologici, come si può notare nel cortile quadrangolare, all’interno del quale sono conservati tre sarcofagi di età romana. Dal cortile si giunge alla sala più maestosa in assoluto del palazzo, la sala d’Ercole, che prende il nome dalla copia marmorea del bronzo ellenistico di Glycon, l’Eracle Farnese. Non è possibile nemmeno immaginare l’imponenza che la caratterizza senza vederla. La grandiosità di questo Eracle, in posizione di riposo con in mano i pomi delle Esperidi, è direttamente proporzionale alle dimensioni della sala, che si estende su due piani con 18 metri di altezza partendo dal pavimento fino al soffitto. L’intento era sicuramente quello di accogliere il visitatore e l’ospite mostrando sin da subito ciò che il palazzo, manifesto della famiglia stessa, era in grado di offrire. Il percorso attraverso le stanze inizia con l’ufficio dell’ambasciatore, un tempo sala di rappresentanza della famiglia, ora denominata “Sala dei Fasti”. Gli affreschi, commissionati da Ranuccio Farnese a Francesco Salviati (importante rappresentante del manierismo fiorentino) e completati da Federico Zuccari, illustrano le gesta della famiglia: Ranuccio il Vecchio che guida l’esercito e l’apoteosi di Paolo III. Percorrendo il sontuoso corridoio si fotografano con lo sguardo tre sale, piccole, ma ricche di raffinata decorazione ispirata al quarto stile pompeiano della pittura romana e ricca di motivi a grottesche: la Sala dei Possedimenti, con le illustrazioni dei territori conquistati dalla famiglia ridipinta da Antonio Cipolla, e i due “camerini”. Dai camerini si accede al Salone delle Firme, decorato da Annibale Carracci e il Domenichino, al Salone Bianco, camera dalla regina Cristina di Svevia tra il 1655 e il 1656, e i Saloni Giallo e Rosso, anche questi decorati dalla maestria di Cipolla. Il tour all’interno del Palazzo termina proprio con il suo capolavoro più grande, nonché il manifesto artistico della corrente Classicista Pre-barocca, la tanto attesa Galleria dei Carracci. La piccola porta, attraverso la quale si accede alla sala, sembra la porta per l’infinito: un abbraccio di colori sgargianti accoglie immediatamente il visitatore, ed è stato sorprendente sentire tutti i commenti meravigliati di coloro che varcavano la soglia. L’arte, come sempre, regala sensazioni impareggiabili, soprattutto a chi non se lo aspetta, ed è gratificante sapere che ci si riesce ancora stupire davanti a queste opere intramontabili, come di fronte ad uno spettacolo teatrale. La decorazione della volta fu commissionata in occasione del matrimonio tra Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini, nipote del papa Clemente VIII. La Galleria gioca sulle finte architetture, con il ricorso al trompe l’oeil, ed è espressione di tutte le tendenze e le innovazioni dell’arte contemporanea e del periodo immediatamente precedente. Lo splendido soffitto riprende dei soggetti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio e le rappresentazioni intraprendono il percorso tematico dell’amore divino e terreno. Al centro troviamo ciò che viene considerato il capolavoro assoluto del classicismo, Il Trionfo di Bacco e Arianna, con i tratti somatici di Ranuccio e Margherita. Attorno all’affresco centrale si sviluppano su vari livelli altre storie d’amore tra dei o tra dei e mortali, Polifemo e Galatea, Venere e Anchise, Perseo e Andromeda, Selene e Endimione, Glauco e Scilla. L’Associazione Temporanea d’Imprese Farnese, che si è occupata del restauro, ha operato, dopo la messa in sicurezza dalle infiltrazioni che stavano annerendo i dipinti, una pulitura delicata e minuziosa, senza stravolgere la naturale bellezza, facendo emergere numerosi stucchi decorativi e ori, ed esaltando gli interventi di Maratti, che operò sugli affreschi alla fine del Seicento. Il risultato, a livello cromatico, appare sorprendente agli occhi di chi lo guarda, nonostante l’utilizzo di semplici tecniche di restauro tradizionali, come la pulitura con Carta Giapponese. Le figure sembrano prendere vita, tanto che si ha l’impressione di essere coinvolti dal loro movimento, di essere trascinati in un mondo sovrannaturale e parnassiano, che si mostra attraverso l’amore universale, in ogni sua forma: terreno, celeste, amichevole o violento che sia. La visione di questa galleria costituisce un’esperienza totalizzante, un vivere l’arte a 360 gradi, ogni angolo è dotato di una vita propria, sembra quasi di poter toccare quei personaggi e che i tessuti e le foglie cedano al tatto. Concludo questo “viaggio” con una frase di Giovan Pietro Bellori, famoso biografo barocco, che scrisse sulla Galleria :«Ben noi in sì bel luogo invochiamo le Muse, per riportar degnamente con le parole la muta poesia delle favole esposte nella Galeria, nella quale entriamo»-

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