UN LANCIO VERSO IL PASSATO: IL DISCOBOLO DI MIRONE

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Vuoi fare un viaggio nel passato? Allora segui il Discobolo. Quale dei tanti?
L’originale!!

Il capolavoro del 455 a.C. è stato probabilmente realizzato da uno scultore greco: Mirone, padre della scultura greca classica

L ’opera originale è però andata perduta ma fortunatamente, nel corso dei secoli, è stata oggetto di varieriproduzioni che le hanno permessodi giungere fino a noi.

E quale riproduzione esaminare per conoscere meglio l’opera?

page1image1347232Di certo quella che più si avvicina

all’originale!

Basta entrare al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme, guardarsi un pò intorno e…puff!

Un tuffo nel passato!

Il Discobolo è lì in tutta la sua bellezza!

E’ la copia, trovata all’interno della collezione Lancellotti, che è certamente la più importante e la più affidabile.

Questa scultura è stata realizzata in marmo nel II secolo d.C. ed è la copia dell’originale che invece era in bronzo.

E’ altra 124 cm!

Non si conosce esattamente il motivo della realizzazione di questa scultura ma si crede che sia stata creata per la città di Sparta che dava molta importanza all’esercizio fisico.

L’opera, infatti, rappresenta un giovane atleta nudo mentre sta per lanciare il disco che tiene nella mano destra.

Il corpo è piegato in avanti e ruota verso destra (come la testa, che segue l’andamento del braccio sollevato e disteso all’indietro per prendere slancio).

Il braccio sinistro invece si appoggia sopra il ginocchio destro: questa è un’anomalia perché nessun atleta appoggerebbe la mano sul ginocchio prima di fare una scatto. Questo potrebbe comprovare ulteriorment l’attribuzione dell’opera ad un periodo in cui, gli studi sul movimento non erano ancora stati totalmente sperimentati e compresi.

L’opera è ricca di dettagli: si vedono a perfezione i riccioli dei capelli, la muscolatura e le vene dell’atleta.

L’opera però rappresenta un modello perfetto di uomo, perché l’arte greca ci tenevaarappresentareuna forma di bellezza ideale che,perloro,nonesisteva in natura.

Il movimento del discobolo crea tre angoli: il primo composto dal braccio e dalla schiena, il secondo dalla coscia e dalla gamba e il terzo dall’addome e dal quadricipite.

C’è quindi una linea spezzata che rappresenta i cambi di direzione della scultura in corrispondenza delle articolazioni.

Questo rende l’idea del movimento che l’atleta sta per compiere.

Tra le altre copie di quest’opera ben conservate e molto simili all’originale c’è , ilDiscobolo di Castelporziano conservato anche lui al Museo nazionale romano.

Che dire?

Non si può proprio fare a meno di visitare Palazzo Massimo quando si passa da Roma!

Come non sentire il bisogno di osservare due delle copie più simili all’originale di un’opera tanto bella quanto il Discobolo?

Beatrice, Ilaria, Fiona e Demi

Liceo “N. Machiavelli”, progetto Pon “Comunicare con l’archeologia!”

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