#StoriadiStorie: “La Strage dei Georgofili”, una ferita per l’umanità e per l’arte.

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C’è un ulivo in Via dei Georgofili, a Firenze: svetta solitario, bellissimo e vigoroso nella stradina dell’omonima Accademia. È un testimone silenzioso della bassezza e malvagità umana, di quella montagna di merda chiamata mafia che anche nella città culla del Rinascimento, ha allungato i suoi artigli, strappando via cinque giovani vite.

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Era l’1:04 del 27 maggio 1993 quando Cosa Nostra fece esplodere in Via dei Georgofili un Fiat Fiorino carico di 277 kg di tritolo, rubato poche ore prima in Via della Scala.

L’esplosione fece crollare la Torre di Pulci, sede dell’omonima Accademia, dove, al terzo piano, abitavano la trentunenne Angela Fiume, custode dell’Accademia, suo marito Fabrizio Nencioni di 39 anni, ispettore dei vigili urbani, e le loro due figlie, Nadia di 9 anni e la piccola Caterina, di appena 50 giorni.

Nell’attentato morì anche uno studente, Dario Capolicchio, arso vivo nell’incendio che si propagò dopo la deflagrazione nelle case circostanti l’Accademia.

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L’attentato – commesso sulla scia degli atti terroristici esplosi all’indomani della chiusura il 30 gennaio 1992 del maxi processo di Palermo –  non solo uccise Dario, Nadia e la sua famiglia, ma distrusse per sempre anche opere di inestimabile valore nella vicina Galleria degli Uffizi, tra le tante: l’Adorazione di Pastori capolavoro di Gerrit Van Honthorst, il Concerto musicale e i Giocatori di Carte di Bartolomeo Manfredi.

La scelta di piazzare il furgoncino carico di tritolo nei pressi dell’Accademia dei Georgofili e della Galleria degli Uffizi non fu affatto casuale: Cosa Nostra colpì non solo la sacralità della vita umana ma anche l’arte, la cultura, la bellezza, tutto ciò che rende gli uomini diversi dalle bestie.

Cosa Nostra non voleva solo punire lo Stato per aver stroncato l’organizzazione mafiosa di cui era a capo, decise di alzare il tiro, uccidere degli innocenti non era più sufficiente, lo Stato doveva essere colpito al cuore, distruggendo e  cancellando quella parte indissolubile e coesiva di una società civile: il suo patrimonio culturale.

Cosa Nostra voleva farci diventare come loro.

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Sono passati tanti anni, nel 1993 ero molto piccola e non ho alcun ricordo di questa orrenda pagina della nostra storia.

Ho appreso delle stragi di mafia solo da adulta, e da adulta Firenze è diventata la mia seconda casa, il luogo dove il mondo fuori e dentro di me combaciano alla perfezione. Ho passeggiato spesso con il cuore pesante per Via dei Georgofili, stupendomi del silenzio carico di dolore e commozione che ancora oggi avvolge le mura della Torre dei Pulci, ricostruita all’indomani della strage con malta e lacrime.

Comprendere, con l’occhio della storica, questi orrendi capitoli del nostro passato, analizzando i fattori politici, sociali, geografici, economici è stato vano. Ho allora fatto spazio al ricordo, alla conoscenza e alla resistenza, perché se capire cosa spinge degli uomini ad uccidere senza rimorsi i propri fratelli è impossibile, possiamo ricordare il sacrificio di Fabrizio, Angela, Nadia, Caterina e Dario, quello di Gerrit Van Honthorst e Bartolomeo Manfredi, che vivendo e creando, ci hanno donato la speranza.

Annalisa Dominijanni

Autore: Ilda Dinuzzi

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