Tra ruota e frecce: Santa Cristina da Bolsena.

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Santa Cristina, affresco di G. d'Avanzarano (1506), basilica di S. Cristina di Bolsena
 
Se durante una calda fine di luglio vi capita di trovarvi nell’area del Viterbese,  un buon suggerimento è quello di recarvi nel caratteristico borgo medievale di Bolsena. Qui, ogni anno, nella notte del 23 luglio e la mattina del 24, viene celebrata le festa della santa patrona, attraverso una caratteristica e intramontabile rievocazione storica delle principali vicende del suo martirio.

 

La storia di Cristina, la “martire bambina” nata nella città ricordata col nome di Tiro (nei pressi del lago di Bolsena e ormai scomparsa), ancora oggi dopo secoli è capace di stupire e incuriosire, in un intreccio tra storicità e fede. Patrona dei mugnai e degli arcieri, il suo martirio è ricordato come uno dei più cruenti ed estenuanti, e vide la giovane quale sfortunata protagonista di una lunga serie di atroci supplizi. Questo ancora oggi viene ricordato e rivissuto, durante la tradizionale festa, grazie a dei suggestivi quadri viventi, su palchi dislocati nelle piazze del paese.

 

 La passione di S. Cristina è narrata in diverse versioni da numerose fonti cristiane: essa è contenuta nel Martirologio Geronimiano e in quello Romano, ma molti sono i documenti antichi che ricordano le tragiche vicende in cui la santa martire fu coinvolta (il testo più antico appartiene a un papiro mutilo di V sec da Ossirinco, confrontabile con gli Atti del Codice Farfense 29, di IX sec.); la storia della passione Cristina ebbe grande successo e diffusione anche nei secoli successivi, grazie alle versioni sia greche che latine di numerosi autori medievali, tra cui spicca quella di Jacopo da Varagine (XIII sec), nella sua Legenda Aurea.

 

Statua di Santa Cristina, basilica di Bolsena.

Statua di S. Cristina, Bolsena.

 La vicenda si colloca negli anni delle ultime persecuzioni al Cristianesimo sotto l’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.). Le fonti descrivono Cristina  come una fanciulla di 11 anni circa, di bell’aspetto e per questo da molti desiderata in sposa; figlia di Urbano, il “magister militum” della città di Volsinii (pagano e al servizio dell’imperatore), e di un’aristocratica della gens Anicia, la giovanissima Cristina manifesta fin dall’infanzia un profondo attaccamento alla fede cristiana, discostandosi inevitabilmente da ogni tipo di culto pagano e, di conseguenza, dalla volontà del padre. Sarà proprio quest’ultimo a dare inizio ai vani tentativi di repressione della fede della figlia, rinchiudendola dapprima in una torre del suo palazzo, insieme a dodici ancelle e a una serie di idoli e simulacri delle divinità pagane, affinché la giovane si convincesse a onorare degnamente gli dei. A nulla valse questo gesto, se non ad alimentare ancor di più la forza della fede in Cristina, la quale, incoraggiata dalla visita di un angelo nella sua cella, iniziò a distruggere i preziosi simulacri, gettandoli dalla finestra e distribuendo l’oro e l’argento con cui erano prodotti alla gente bisognosa. La disobbedienza della figlia, rivelata al padre dalle ancelle, portò all’inizio del tragico martirio.

 

 

Così, durante la festa, appena la statua della santa in processione si ferma di fronte a ciascun palco ancora chiuso, ecco che si schiude il sipario … e la sacra storia rivive!

 

 

 

 

 

                 Misteri, la prigione.

 

 

La prigione e la fustigazione: Cristina, dopo essere stata brutalmente fustigata con delle verghe, venne condotta e segregata nelle prigioni. Qui, incatenata, ricevette la visita della disperata madre, le cui suppliche di abiurare e rinunciare alla fede in Cristo a nulla valsero. Così, giudicata in tribunale al cospetto del padre, rifiutò nuovamente di servire gli dei pagani. Urbano, dunque, ordinò di iniziare il supplizio martoriando la giovane con delle unghie di ferro acuminate. Ma Cristina, sostenuta dalla forza della fede, sopportò con la determinazione che veniva dal suo Dio.

 

 

 

 

 

 

                              Misteri, la ruota.

 

 

La ruota: è una delle più famigerate tra le torture che caratterizzarono la passione di Cristina. Su di essa, la giovane venne legata e fatta girare al fine di spezzarle le ossa. Sotto la ruota, inoltre, fu acceso un fuoco con olio bollente, affinché bruciasse la martire; ma il fuoco, per volontà di Dio, non toccò la giovane e provocò, invece, la morte di 1500 pagani attorno ad essa. Cristina fu dunque ricondotta in cella.

 

 

 

 

 

 

 

Masso con le impronte di Cristina.

L’annegamento nel lago: Urbano non si arrese a quello che considerava il malvagio potere della figlia. Ordinò dunque ad alcuni schiavi di recarsi nella notte presso il lago; qui, Cristina sarebbe stata condotta e lasciata annegare con una pesante pietra legata al collo. Ma, miracolosamente, ancora una volta la ragazza si salvò: la pietra, infatti, galleggiava. Così, sorretta sulle acque dagli angeli e battezzata dal Cristo, Cristina fu trasportata nuovamente sulle rive del lago. Inoltre, poggiando i piedi sul pesante masso, la santa avrebbe lasciato impresse le sue impronte, a memoria dell’evento. Il masso è tutt’oggi visibile nella cappella del Miracolo, nel complesso della Basilica di Santa Cristina a Bolsena.

 

Misteri, il lago.

 

 

 

 

 

La morte di Urbano: il prefetto, ormai sempre più tormentato da quello che riteneva un malvagio potere della figlia, e in preda alla follia dopo il secondo miracolo del lago, trovò la morte durante una notte tormentata dai demoni, ottenendo infine il perdono della giovane.

 

Misteri, i diavoli.

 

 

 

La caldaia: la morte di Urbano non cessò i supplizi di Cristina; essa fu infatti nuovamente perseguitata da Elio, successore del padre defunto, che la costrinse a immergersi in una caldaia infuocata con olio bollente e pece. Ma, anche in questo caso, Cristina uscì indenne dall’atroce supplizio. Le furono dunque rasi i capelli e, dopo essere stata denudata, fu condotta di fronte al tempio di Apollo. Qui, il simulacro del dio si frantumò miracolosamente, provocando la morte del giudice.

 

Misteri, la caldaia.

 

 

 

La fornace: un nuovo persecutore, recante il nome di Giuliano, giunse per avviare il martirio alla sua conclusione. La santa, giudicata nuovamente colpevole, fu murata viva all’interno di una fornace, dove rimase per cinque giorni. Ma, in essa, gli angeli fecero da scudo e tennero compagnia a Cristina, che ancora una volta uscì indenne.

 

Misteri, la fornace.

 

 

 

I serpenti: il supplizio dei serpenti è una delle più celebri vicende legate alla passione di Cristina. Giuliano ordinò a un incantatore di serpenti di aizzare vipere e aspidi contro la giovane; ma le bestie si rivelarono innocue nei confronti della martire, leccandole le ferite e il sudore, mentre si rivoltarono contro l’uomo nel suo tentativo di aizzarle. Questi perì per il veleno dei morsi, ma venne riportato in vita dalla preghiera della santa.

 

Misteri, i serpenti.

 

 

 

Il taglio della lingua e dei seni: il martirio della giovane si avvia ormai alla tragica e inevitabile conclusione. Prima del supplizio finale, Giuliano impose che alla fanciulla fossero tagliati i seni e la lingua; ma dai seni uscì latte e, pur mutilata, Cristina riusciva ancora a pregare Dio; prendendo il pezzo della sua stessa lingua tagliata, lo gettò in faccia a Giuliano, rendendolo cieco. 

 

Misteri, il taglio della lingua.

 

 

 

Le frecce: con il supplizio delle frecce si conclude il martirio della santa. Essa, incatenata, venne trafitta da due dardi al cuore e al fianco, e perì.

 

Misteri, la morte con le frecce.

 

 

 

 L’ascesa al cielo: il corpo senza vita della fanciulla venne raccolto da un parente della giovane, anch’esso cristiano. Fu così che, liberata dai tormenti terreni, Cristina trovò il posto accanto al suo Signore nel Regno dei Cieli.

 

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Misteri, l’ascesa al cielo.

 

 

 

La statua può così tornare nella chiesa. Qui, nella Grotta di Santa Cristina (un’area ipogea vicino alla cappella del Miracolo Eucaristico, parte iniziale del percorso delle catacombe sotterranee), furono portate a riposare le spoglie della martire, prima di essere trasferite, dopo numerose peregrinazioni, nella cattedrale di Palermo.

 

 

Articolo di Chiara Lo Verme

 

 

Chiara Lo Verme

Chiara Lo Verme. Sono laureata in Scienze dei Beni Culturali. I miei studi si rivolgono soprattutto al mondo classico greco, romano ed etrusco, con in più una grande passione per l’antico Egitto.

 

 

 

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