“Ma quindi studi i dinosauri?” Le domande che uno studente di archeologia è stanco di sentire.

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Quante volte lo zio o il cugino che non vedi da anni ti chiede cosa studi e, alla risposta “archeologia,” la reazione è stata una delle seguenti?:

“Wow, anche mia zia di secondo grado studia i fossili!” “Quanti dinosauri hai trovato?” “Quindi Architettura?”

“Sai restaurare un quadro?”

 

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Evidentemente le idee sull’archeologia sono, al giorno d’oggi, abbastanza distorte. Quante persone sanno veramente di cosa si tratta?

In genere, l’opinione comune sull’archeologia è quella di qualcosa di meraviglioso e mistico, grandi avventure alla ricerca di tesori nascosti e gioielli di lusso e che l’archeologo sia un grande sognatore, cultore del mito, ossessionato dall’amore per il passato, tanto da essere al di fuori da ogni dimensione spaziale e circostanziale del presente.

 

Ma ben poche di queste idee sono vere! Dimenticate Indiana Jones e focalizziamoci su come stanno realmente le cose.

 

 

Vi proponiamo una breve guida per non sbagliare più quando ponete ad un archeologo delle domande sulla sua professione.

 

 

 Ma cos’è l’archeologia? Cosa studi?

Come la biologia, la chimica e l’informatica, l’archeologia è una SCIENZA, che studia la relazione tra le culture e le civiltà del passato e l’ambiente, attraverso lo studio delle testimonianze lasciate dall’uomo. Queste ultime possono essere di tipologia varia, dalle grandi architetture alle monete. Lo studio delle testimonianze avviene seguendo un vero e proprio metodo sperimentale (che la connota come scienza) che comprende la raccolta e l’analisi dei manufatti e, l’imprescindibile passaggio della DOCUMENTAZIONE.

 

 

 Che periodi studi? Partite dalla prima glaciazione? Voi archeologi studiate anche il Rinascimento?

Entrambe le domande sono errate. L’arco di tempo di cui si occupa l’archeologo va dalla comparsa dell’uomo sulla terra (2 500 000 anni fa) al Medioevo. I dinosauri vivevano sulla terra circa 60 milioni di anni prima della comparsa dell’uomo! La scienza che si occupa del periodo precedente alla venuta dell’uomo è la PALEONTOLOGIA. Il periodo successivo al Medioevo viene studiato dalla storia mo
derna e contemporanea e dalla storia dell’arte.

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Che cosa cercate durante uno scavo? Gioielli? Monete d’oro?

Trovare oggetti di lusso è sicuramente bello per ogni archeologo, ma il motivo per cui si scava non è mirato al ritrovamento di un oggetto specifico, per quanto emozionante possa essere (e possiamo confermare che lo è davvero). Ma il fine dello scavo archeologico è quello di ricostruire un contesto. Per contesto intendiamo un qualsiasi ambiente o luogo che l’uomo ha adattato alle proprie esigenze e attività.

 

 

 Ma come fate a capire dove scavare?

10319188Questa è una domanda difficile. In passato, i primi archeologi ed esploratori, si basavano perlopiù sull’analisi delle fonti storiche (i più fantasiosi anche su quelle mitologiche), sulla vicinanza a monumenti antichi già visibili e su ritrovamenti casuali.

Al giorno d’oggi la tecnologia ci sostiene sicuramente nella ricerca.
L’attività di il riconoscimento del suolo da scavare è la RICOGNIZIONE, che puo’ avvenire in maniera tradizionale, analizzando le tracce in superficie (come ad esempio vegetazione scarsa, dislivelli del terreno ed elementi organici di diversa natura) con l’aiuto delle carte territoriali e la ricognizione aerea che si adopera per rintracciare grandi aree, non visibili dalla superficie terrestre. La verifica puo’ avvenire attraverso piccoli sondaggi del terreno o tramite strumenti, come il georadar, che emette segnali elettromagnetici ad alta frequenza per rilevare la profondità di una presenza o la misurazione della restività elettrica, sulla base dell’umidità del suolo.

 

 

 Ma come si scava? Fate delle fosse e andate sempre più giù finché non trovate la fine?

Contrariamente a quanto si puo’ pensare, lo scavo archeologico è una delle attività più ordinate e razionali che esistano. Ma ci sono voluti secoli per arrivarci! Mentre prima, una volta individuata una presenza archeologica, ci si focalizzava su quella e si scavava finché non si arrivava alla base o al pavimento, senza tener conto dell’ambiente circostante, oggi si procede in maniera totalmente differente. Questo progresso avvenne nel XIX secolo, quando la geologia divenne una scienza ausiliaria dell’archeologia. Si passò dunque da un’analisi arbitraria, all’individuazione nel terreno di strati geologici, che si distinguono per consistenza, colore e conformazione. Lo scavo, che da questo momento venne identificato come scavo “stratigrafico”, avviene asportando ad uno ad uno gli strati, o meglio, le “unità stratigrafiche”, seguendo la loro forma e raccogliendone i reperti, che verranno poi analizzati in laboratorio.

 

 

 Dopo lo scavo che succede?Archeologo_2

Immediatamente dopo o, in alcuni casi contemporaneamente, allo scavo si procede con l’analisi della documentazione (disegni, foto, piante, diari) e dei reperti rinvenuti in laboratorio, confrontandosi con libri o studi precedenti.

 

 

 

 

A conclusione di questa carrellata di informazioni tecniche, sicuramente le vostre idee su di noi saranno cambiate e penserete che siamo persone noiose, megaprecise e puntigliose, ma sappiate che non è così. Se, al giorno d’oggi si studia archeologia e questa disciplina è (addirittura) in continua evoluzione, lo dobbiamo a tutti quei “matti” che ci hanno preceduto, a coloro che hanno deciso di esplorare mondi nuovi, che hanno letto l’Iliade e hanno deciso di andare a cercare Troia tra le colline della Turchia (ogni riferimento a Schliemann è puramente casuale) e che hanno percorso distese immense di prati guidati da un’intuizione. Nonostante gli errori del passato, a noi piace identificarci con queste personalità e forse un po’ sognatori e con la testa fra le nuvole lo siamo. Possiamo anche autodefinirci “matti” se proviamo un sadico piacere nello svegliarci alle 5:30 del mattino per andare a spicconare e a svuotare carriole sotto il sole ardente di giugno, nel passare giornate in laboratorio a pulire ceramica, a stare ore e ore su mastodontici libri che parlano di uomini morti da secoli, ma non c’è niente di più bello che comprendere che tutto quello che noi leggiamo sui nostri volumoni e che ricaviamo da nostro piccolo saggio allo scavo è sempre capace di rivivere, di darci delle risposte, di farci capire che l’uomo, nel corso dei secoli, non è mai cambiato e che, gli uomini del passato e quelli di oggi, sono accomunati dalle medesime esigenze e volontà. Osanniamo il progresso della scienza, che, come detto sopra, fa comoda anche a noi, ma cosa ne sarebbe di tutto quello di cui godiamo oggi, senza capire come ci si è arrivati veramente? Ed è bello sapere che, anche la nostra bistrattata archeologia, gode anche lei di progressi, perché c’è sempre, ogni giorno nel mondo, qualcosa da scoprire e che puo’ cambiare costantemente la nostra visione del passato o semplicemente comprendere che non è cambiato assolutamente nulla.

 

Articolo di Letizia Leo

 

Letizia Leo

Siciliana doc emigrata a Roma. Aspirante archeologa, ossessionata da tutto ciò che è bello. Esploratrice seriale. Nata nel secolo sbagliato.

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