Quando l’anticonformismo fa tendenza

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presentazione catalogo prima mostra impressionista

intestazione catalogo prima mostra impressionista

Nella primavera del 1874 un gruppo di giovani artisti sfida il Salon ufficiale di Parigi organizzando una mostra in proprio destinata a sconvolgere gli animi e il gusto di una città perbene. Ci vorranno anni affinché questo nuovo modo di fare arte venga riconosciuto e apprezzato come un lavoro di studio e approfondimento. Infatti la mostra non getta le basi su giovani esuberati ma inesperti, al contrario: è costruita su personalità già avviate e formate sulla lezione di maestri come Corot, Courbet, Delacroix,.. che si propongono di superare in un inedito approccio alla natura.

Chi si fosse interessato della mostra impressionista del 1874, tenuta presso lo studio del fotografo Nadar, avrebbe letto recensioni come quella di Mr. Leroy, colui che, di certo involontariamente, conferì al movimento il suo nome.

Louis Leroy, in Le Chiarivari, 25 aprile 1874

“L’esposizione impressionista”.

<<Oh, fu davvero una giornata tremenda quella in cui osai recarmi alla prima mostra [degli impressionisti] sul boulevard des Capucines assieme a Joseph Vincent, paesaggista, allievo di Bertin, premiato sotto diversi governi. L’imprudente era andato lì senza pensarci, credeva di vedere della pittura come se ne vede dovunque, buona e cattiva, più cattiva che buona, ma che non attentasse ai buoni costumi artistici, al culto della forma, al rispetto dei maestri. Ah, la forma. Ah, i maestri. Non ne abbiamo più bisogno, mio povero amico! Tutto questo è cambiato. […] Sopportò persino, senza prendersela di più, la vista delle Barche da pesca che escono dal porto di Le Havre di Monet, forse perché lo strappai a quella pericolosa contemplazione prima che le deleterie figurine in primo piano riuscissero a produrre il loro effetto. Ebbi purtroppo l’imprudenza di lasciarlo troppo a lungo dinanzi al Bouleoard des Capucines, pure di Monet. “Ah, ah!” ghignò “questo sì che è riuscito. Eccola qui l’impressione, o altrimenti non capisco nulla; vogliate solo dirmi che cosa rappresentano quelle striscioline nere in basso”. “Ma” risposi “sono persone che passeggiano”. “Sicché, quando passeggio per il boulevard des Capucines appaio così? Fulmini di Giove: ma, insomma, vi prendete forse gioco di me? […]” Gettai un’occhiata all’allievo di Bertin, il cui volto era adesso di un rosso cupo. Ebbi il presentimento di una catastrofe imminente; doveva essere Monet a dargli il colpo finale. “Ah, eccolo, eccolo!” esclamò dinanzi al n. 98. “Che cosa rappresenta questa tela? Guardate il catalogo”. “Impressione, sole nascente”. “Impressione, ne ero sicuro. Ci dev’essere dell’impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancor più curata di questo dipinto”. “Ma che avrebbero detto Bidault, Boisselier, Bertin, dinanzi a questa tela importante?” “Non venitemi a parlare di quegli schifosi pittorucoli!” urlò il povero Vincent. L’infelice rinnegava i suoi dèi […]>>. La città di Roma si sta preparando ad accogliere due eventi dalla tematica comune: “Dal Musée d’Orsay. Impressionisti Tête à tête” che si terrà nel complesso del Vittoriano e, in un vero e proprio Tête à tête (perdonate la ripetizione) “Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington”, ospite al Palazzo delle Esposizioni.
Locandina della mostra

Locandina della mostra

Le premesse per accaparrarsi un posto ci sono: un’interessante presentazione (che potrete consultare comodamente sul nostro sito nella sezione “Eventi Roma”) e un’organizzazione francese d’eccezione, che coinvolge in primis, nel primo progetto, Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del Musée d’Orsay, e Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture del Musée d’Orsay. Sì, perché in questa mostra si avrà modo di passeggiare non solo tra i dipinti di alcuni dei più celebri maestri dell’Impressionismo, ma anche tra le forse meno conosciute realizzazioni plastiche, altrettanto interessanti.
Locandina mostra dalla Phillips collection

Locandina mostra dalla Phillips collection

Si potrà vivere il fervore della Parigi ottocentesca tra un ritratto di Van Gogh, la “Pianista” di Renoir e lo scorcio di una sala da ballo, per assistere ad una lezione di danza diretta dal maestro Degas,.. Un’aria assolutamente diversa si respirerà tra le sale del Palazzo delle Esposizioni, perché qui a farsi opera d’arte e a mettersi in mostra sarà la stessa collezione che, eccezionalmente, lascerà casa Phillips per trasferirsi a Roma.  Nelle intenzioni del fondatore Duncan Phillips, la prestigiosa istituzione, inaugurata a Washington D.C. nel 1921, sarebbe dovuta diventare un museo intimo e raccolto, ma anche sede di sperimentazioni in cui presentare l’arte contemporanea accanto a capolavori più noti. Oggi la Phillips Collection è una raccolta di opere d’arte moderna e contemporanea apprezzata in tutto il mondo che, nell’imminenza del suo centesimo anniversario, si offre a Roma in tutto il suo splendore. Questa, in breve, sarà la scelta davanti alla quale vi potreste trovare: passeggiare per i costumi della città di Parigi attraverso l’arte e i suoi maestri, o immergervi nel prestigioso primo Museo d’Arte moderna degli Stati Uniti, dando uno sguardo a come si vive l’incontro con l’arte e il museo oltreoceano.  

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