Pompei prima di Pompei, le origini della città vesuviana.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone
I primi scavi di Pompei realizzati tramite l’asportazione dello strato di cenere e lapilli depositatisi dopo l’eruzione, ha permesso una facile messa in luce del sito, rendendo possibile un esame esaustivo del complesso urbano formatosi a partire dal II sec a.C. Nonostante il sito si presenti comPompei_veduta_120429092353e uno dei contesti archeologicamente meglio conservati, si puó notare come la città sia stata indagata solo nel  secolo scorso con delle campagne di scavo mirate alla scoperta di tracce precedenti e alla ricostrizione storica delle prime vicende pompeiane.  Ancora oggi non vi sono dati certi ed ipotesi valide sulla conformazione del territorio urbano pompeiano e sulla densità di popolamento nell’età arcaica.     ETA’ ARCAICA Un primo processo di formazione del nucleo urbano pompeiano può essere collocato tra la fine del VII sec e gli inizi del VI sec. Attraverso un fenomeno “sinecistico” uno dei molti villaggi nati nel territorio campano probabilmente prevalse sugli altri inglobandoli. Ciò è attestato dall’ abbandono di vicini insediamenti come Poggio Marino negli anni di poco precedenti alla formazione di Pompei. Sulla base di questo fenomeno di formazione furono elaborate teorie sull’etimologia del nome Pompei. Secondo August Mau questo doveva probabilmente dipendere dal numero osco cinque “pumpte”, dato che dovrebbe confermare una avvenuta fusione di cinque villaggi in un unico centro. Un’ analisi geografica risulta fondamentale per la comprensione dei i futuri svolgimenti della storia di Pompei e dell’importanza che ebbe come punto centrale di snodo commerciale. Nata su di un rialzo tufaceo e geograficamente proiettata sul mare (la linea di costa antica infatti doveva essere molto più ravvicinata), Pompei gode fin dalle origini della presenza del fiume Sarno, alla foce del quale dava origine ad un  bacino di acqua dolce chiamato dall’antico scrittore Columella “dulcis palus” (palude dolce), che svolse la funzione di punto di attracco marittimo. Il Sarno in quanto navigabile costituì un importantissimo snodo viario di collegamento con le città dell’entroterra campano. La presenza del fiume, della palude e delle saline, (testimoniata da iscrizioni che citano l’antica “Viu Sarinu”) determinarono una crescita esponenziale per Pompei che nell’età arcaica si presenta come una città dinamica e di notevole influenza tale da intrattenere diversi contatti con le città dell’intero comprensorio campano. Questo doveva estendersi geograficamente da Cuma fino all’apice della penisola salentina e comprende città come Capua, Neapolis, Ischia, Poseidonia. Tra i protagonisti di quello che Antioco e Polibio ci descrivono come un vero e proprio intreccio di popolazioni, troviamo già a partire dall’età del ferro e del bronzo Etruschi e Greci che avevano fondato colonie in queste zone (Capua gli Etruschi e Cuma i greci) e le cui influenze culturali che entrambi i popoli ebbero su Pompei, hanno per molto tempo diviso gli studiosi sull’origine della stessa città. Notizie sui primi abitanti di Pompei ci sono fornite dall’ antico steriografo Strabore; egli individua come discendenti dei pompeiani gli Oschi, una delle prime popolazioni italiche, e ci informa sui popoli che si susseguirono nella valle del Sarno: Cumani, Tirreni e Pelasgi. La notorietà raggiunta da Pompei nell’età arcaica si riscontra anche nella tradizione mitico-storica che intravede Eracle come fondatore della città. L’eroe in ritorno dalla Spagna dopo aver catturato i leggendari buoi di Gerione ed aver attraversato molte città dell’Italia (tra cui Roma) celebrò la pompa del suo trionfo a Pompei.  Questo evento è ricordato nella tradizione etimologica come atto di fondazione della città il cui nome deriverebbe dalla “pompa triumphalis” di Eracle. L’eroe con il suo mitico viaggio unisce popoli e terre diverse d’Italia, diventando garante delle intense relazioni politiche, commerciali e culturali che unirono la Campania al Lazio e che dovevano interessare la stessa Roma, nella quale il culto di Eracle era celebrato nel Foro Boario. Dati archeologici confermano l’importanza di cui Pompei doveva godere nell’età arcaica. Un ricco ritrovamento di offerte votive nel Tempio di Apollo manifesta un’assidua frequentazione del santuario e la dinamicità della stessa città.  
Planimetria di Pompei

Planimetria di Pompei

FORMAZIONE DEL NUCLEO URBANO POMPEIANO

Le ipotesi sulla formazione e sulla configurazione dell’arcaico reticolato urbano di Pompei sono state formulate principalmente sulla base di scavi o saggi condotti da Amedeo Maiuri, Stefano De Caro e Filippo Coarelli.

Il nucleo originario della città, denominato da Armin Von Gerkan “Altstadt”,era stato già identificato nell’area immediatamente circostante il Foro dove si riconosce chiaramente un nucleo isolabile a pianta ovoidale. Questo doveva trovarsi in prossimità di antiche strade di larga percorrenza in un primo momento extraurbane e poi inglobate nella citta (Via stabiana). Quest’area ristretta doveva costituire la parte più importante della città in cui era presente sia un apparato forense sia un luogo di culto e venne identificata come zona pomeriale, inaugurata e sacralizzata, ben distinta dalle circostanti zone abitative. L’individuazione negli anni 80′ da parte di Stefano De Caro di un circuito in pappamonte (tufo locale di Pompei) databile alla prima metà del VI sec. a.C.  sulla base dei materiali impiegati nella costruzione, permise di  far luce su quale fosse l’estensione della città arcaica che sorprendentemente sembrava coincidere con l’ultima fase delle mura. Ulteriori studi condotti da Amedeo Maiuri negli anni 40′ all’interno di due case che si affacciano su Via Mercurio (via che collega il Foro alle mura) hanno portato alla luce strutture di precedenti abitazioni in pappamonte databili al VI secolo che testimonierebbero la presenza di quartieri abitativi arcaici in corrispondenza della regio VI adiacente al nucleo dell’ Altstadt. Il quartiere databile intorno alla prima metà del VI secolo, costituiva un ampliamento precoce della primitiva Altstadt  ed era collegato alla più antica cinta muraria in pappamonte tramite la via di Mercurio. Questa sovrapposizione tra gli edifici tuttora visibili e le fondazioni arcaiche sembra manifestare una continuità tra la Pompei arcaica e la sua ultima fase. Inoltre il ritrovamento di isolate fondazioni di VI secolo nella restante parte orientale della città  ha permesso di elaborare un’ipotesi definitiva sulla conformazione abitativa della Pompei arcaica. La città doveva essere racchiusa da mura in pappamonte quasi totalmente corrispondenti per estensione all’attuale circuito murario e concentrarsi in un nucleo pomeriale e sacralizzato nelle cui prossimità (regio VI e VII) si svilupparono i primi quartieri. Al di fuori della parte più antica la presenza di abitazioni non doveva interessare capillarmente tutto il territorio ma probabilmente questo era occupato da nuclei di case sparse con degli spazi adibiti ad agricoltura. La necessità di estendere la fortificazione a tutto il pianoro fu dovuta alla volontà di proteggere gli antichi assi viari e con essi le ville agricole.
155834544-c976f198-8231-4490-84fc-c200fef675df

Recente ritrovamento di una tomba d’età sannitica appartenente ad una donna presso l’area di Porta Ercolano.

SANNITIZZAZIONE e CONQUISTA ROMANA Intorno agli inizi del V sec. la Pompei arcaica che aveva visto aumentare esponenzialmente la sua grandezza, cade in una pesante crisi, scomparendo quasi totalmente dalle fonti letterarie. I templi che fino a pochi decenni prima avevano assistito ad una notevole frequentazione (Tempio di Apollo, Tempio Dorico nel Foro Triangolare) in questo periodo restituiscono pochissimi oggetti votivi. La causa di questa stasi è imputabile al passaggio dei Sanniti e all’inizio di quel lungo processo di “sanitizzazione” che determinò in una graduale penetrazione della componente sannitica nella popolazione pompeiana. L’arrivo dei Sanniti tra la fine del IV e gli inizi del V secolo provocò un rimescolamento ed una trasformazione degli assetti insediativi nella valle del Sarno consistenti in una presa di potere dei nuovi centri di fondazione sannitica come Nola. Attestazione di questa nuova realtà campana ci è fornita dalla fonte di Strabone che definisce Pompei come città “ che riceve carichi di merci e ne esporta”  oppure come il “porto di Nola, Nocera e Acerra”. Lo scrittore nonostante sottolinei il ruolo mantenuto da Pompei di polo commerciale e di scambio, allo stesso tempo ne evidenzia la sua funzione subalterna nel comprensorio campano,  in quanto “porto” dei nuovi centri di fondazione sannitica. In questo nuovo ridimensionamento degli assetti Pompei subisce una perdita di centralità non tanto commerciale quanto politica. Anche lo storico Livio ci restituisce informazioni sui profondi cambiamenti che interessarono Pompei in questo secolo. In un passo lo storico riferisce la notizia databile al 310 a.C. dello sbarco a Pompei  di un contingente militare romano. Questo attraversando la città si diresse a Nocera per saccheggiarla, sulla via di ritorno e non lontano dalle navi fu respinto da una resistenza disorganizzata composta da agrestes, gruppi di contadini che vivevano nella campagna. In questo periodo notiamo come Pompei funzioni  ancora come punto di approdo per i romani, come “porto”, ma che la popolazione sia prevalentemente costituita da contadini che abitano nelle campagne. La maggiore occupazione delle campagne rivela un abbandono ed una scarsa frequentazione del territorio urbano, testimoniata anche dalla presenza carente di offerte votive nei santuari maggiori. Dato essenziale risulta anche la notizia del passaggio dei Romani che partire dalla fine del IV sec. a. C. si infiltrarono nel territorio campano dando l’avvio ad un lento processo di romanizzazione conclusosi nell’80 a.C. quando P. Cornelio Silla dedusse la città a colonia romana. Conseguenza dell’influenza romana è  un ripopolamento della città e una radicale ristrutturazione urbanistica a partire dal fine del IV sec. a. C.  con la ricostruzione delle mura e una ripresa dell’edilizia pubblica. Articolo di Elisa Vagni  

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


*