Orientali a Pithekoussai

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  San Benedetto del Tronto | Le relazioni commerciali durante la seconda metà dell’VIII secolo a. C. sono documentate da oggetti importati da un vasto ambito geografico. Quelli dalla Siria settentrionale documentano la presenza di Orientali fin dalla fondazione. lunedì 03/11/2014                                                                                                                                        di Felice Di Maro  

Da John Boardman, Al Mina and History, in Oxford Journal of Archaeology (1990) 9, p. 180, fig.2

ariballos dal collo configurato a testa femminile, trovato nella Tomba 215

Il Museo archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno nell’isola d’Ischia (1) raccoglie reperti provenienti dagli scavi realizzati dal 1952 da Giorgio Buchner nella necropoli (Monte Vico), acropoli (Scarico Gosetti) e abitati sulla collina di Mezzavia dove in località Mazzola è stato ritrovato un quartiere industriale (2). Oltre alla ceramica greca (3) e locale (4) vi è quella orientale (5) importata dal vicino Oriente ed è rappresentata da diversi tipi che facevano parte dei corredi delle tombe. Un unicum è l’aryballos con il collo configurato a testa femminile (6) che proviene dalla Siria Settentrionale (inv. 167034, tomba 215) ed è stato datato al Tardo Geometrico II (725-700 a. C.). Come si vede in figura (da Pithekoussai I Seconda parte Tav. CXXXVIII n.4) ha una forma particolare con corpo sferico e collo corto per versare con rapidità il contenuto, unguento, olio profumato che si utilizzava per ungere le salme. Se ne conoscono altri due esemplari identici dei quali si sono conservate soltanto le teste delle quali è completa in quello che è stato trovato a Zincirli Höyük (7), sito corrispondente all’antica città di Sam’al che si trova ai piedi delle montagne Anti-Taurus nella parte centro-sud orientale della Turchia, mentre nell’altro è incompleta ed è stato trovato a Tarsos (8), Turchia nord-occidentale. Entrambi sono stati trovati nell’area della Cilicia al confine con la Siria odierna, dalla quale provengono i sigilli scaraboidi denominati del “Suonatore di lira” per la figura che spesso vi si trova incisa sulla base piatta e che provengono dalla Siria settentrionale. Per Buchner, “The study of their incised devices shows that they belong to a marginal zone of the Neo-Hittite cultural sphere. The center of production of these seals, though not yet accurately identified, is doubtless in the area of Cilicia or North Syria” (9): “Lo studio delle incisioni mostra che appartengono a una zona marginale della sfera culturale neo-ittita. Il centro di produzione di questi sigilli, anche se non ancora identificato con precisione, è senza dubbio nella zona della Cilicia o nord della Siria” (trad. Felice Di Maro). Altri tipi di aryballoi sono stati trovati in gran quantità nei corredi tombali e questo dimostra che questi piccoli contenitori importati facevano parte di un commercio a lungo raggio (10). Gli aryballoi erano usati solo per profumare i morti in quanto raramente sono stati trovati in contesti di abitazioni. Le relazioni commerciali che Pithekoussai (in latino, Pithecusae ) ha avuto durante la seconda metà dell’VIII sec. a.C. sono documentate con il vicino Oriente, con Cartagine e anche con la Grecia e Spagna, Etruria meridionale, Puglia, Calabria ionica e Sardegna. In nessun altro sito greco, nella Grecia stessa come nelle sue colonie si sono trovati oggetti provenienti da un così vasto ambito geografico. Quali fossero le merci principali delle attività commerciali dei Pitecusani non è possibile determinarlo con esattezza in quanto i reperti importati, rinvenuti nei corredi tombali, non rappresentano certo gli oggetti principali degli scambi ma costituiscono in buona parte soltanto oggetti più o meno casuali dell’accompagnamento funerario (11). Essi però forniscono elementi di conoscenza in quanto indicano le regioni, prossime o remote con le quali Pithekoussai ha avuto relazioni commerciali durante la seconda metà dell’VIII sec. a.C., periodo che corrisponde al massimo sviluppo dell’insediamento. E proprio in questo periodo insieme agli scarabei sono presenti anche oggetti di tipo egiziano come minuscole statuine associati ai sigilli scaraboidi che sono piccole pietre ovoidali che non hanno nei lineamenti la rappresentazione dei scarabei ma sono forniti di cartiglio per i geroglifici. Nei corredi vi sono anche una serie di oggetti in serpentina rossa o verde con rappresentazioni di figure e quasi sempre maschili rese in diversi modi. Alle figure umane sono associati animali come uccelli, leoni, cervi, stambecchi e pesci, ma anche alberi sacri e vari segni simbolici. Nell’VIII sec. a.C. i Greci di Eubea scelsero l’isola d’Ischia come base per i loro commerci nel Mediterraneo. Con il loro arrivo l’Occidente cambio radicalmente e iniziò un movimento di trasmissione di valori culturali e si affermarono nuove tecnologie per la lavorazione dei metalli. Le caratteristiche socioeconomiche con le quali Pithekoussai è stata fondata e verso il 770 a. C., sono diverse da quelle delle successive colonie della Magna Grecia in quanto oltre che si rileva che c’è stato un impatto pacifico con le genti che vivevano nell’isola e l’assenza delle armi nella necropoli ne è una prova (12) anche se la necropoli non è stata scavata completamente. Altra caratteristica è la presenza fin dalla fondazione di altri residenti immigrati dal Vicino Oriente. Dall’inizio del VII sec. a.C. gli oggetti importati non ci sono più ad eccezione di alcuni tipi di ceramica meno significativi e sono indizi di rotte commerciali ordinarie perché importati dovunque, come quella di Corinto e più tardi quella di Atene. Dall’analisi dei ritrovamenti nella necropoli (baia di San Montano) appare chiaro che vi era un alto livello di integrazione in quanto insieme seppellivano i loro morti nella stessa area funeraria. Gli Orientali a Pithekoussai hanno partecipato alla fondazione e poi si sono integrati anche se in parte come vedremo fra breve si colgono tracce della loro origine etnica. Sul ruolo svolto dagli Eubei di Pithekoussai Buchner ha scritto che “le popolazioni etrusche, latine e italiche dell’Etruria, del Lazio e della Campania sono venute per la prima volta in contatto con la civiltà ellenica e con i prodotti dell’artigianato artistico orientale” (13). Naturalmente gli studi sono mirati a definire i gradi delle relazioni economiche e le aree di influenze sociali e culturali. Oltre agli scambi commerciali la presenza di orientali a Pithekoussai è documentata da tre iscrizioni semitiche (14). Costanza Gialanella ha messo in evidenza la “perfetta integrazione” non solo dei Fenici ma anche degli Aramei (15) e scrive che è molto probabile che “i semiti a Pithecusae fossero artigiani che producevano oggetti d’arte che venivano poi smerciati dai Pithecusani. L’esistenza di analoghi nuclei di residenti orientali è del resto documentata per l’VIII sec. a. C. anche nella greca isola di Rodi, per la quale le fonti ricordano la presenza di una comunità fenicia stabilita in ambiente greco, mentre l’archeologia conferma la presenza nell’isola di questi metoikoi fenici, dediti prevalentemente al commercio di unguenti con l’Occidente” (16). Le iscrizioni sono state presentate da Buchner e Garbini (17). Data la complessità delle varie relazioni per il tema di quest’articolo si presenta la scheda in sintesi ma rigorosa di Costanza Gialanella: “Il primo documento è un’anfora da trasporto importata (inv. 168279), di una fabbrica greca non ancora individuata con precisione, dalla tomba 575 del Tardo Geometrico I, che reca incisi diversi graffiti. Questi si riferiscono in parte all’uso dell’anfora come contenitore commerciale: in lettere fenice vi è scritta la parola kpln, che significa il doppio, mentre su una delle anse si trovano dei segni numerali che sono stati interpretati come la cifra ‹‹200». Queste indicazioni sulla capacità del contenitore devono, con tutta probabilità, essere state incise dal mittente, e fanno presupporre che il destinatario pitecusano fosse in grado di comprenderle. All’utilizzazione della stessa anfora quale tomba di neonato fa invece riferimento un segno triangolare, identificabile con un plurivalente simbolo religioso semitico, ben noto in cimiteri fenici e punici. È quindi evidente che almeno uno dei genitori dell’infante seppellito nell’anfora era di origine orientale. Il secondo documento è un minuscolo coccio sporadico, appartenente ad un kantharos di sicura produzione pitecusana, che reca anch’esso un’iscrizione in caratteri fenici, di cui restano purtroppo solo due lettere. La tazza, dalla tomba 232 del Tardo Geometrico II (inv. 167088), è posteriore all’anfora della tomba 575 di circa vent’anni. Il terzo documento, infine, è un piatto di produzione fenicia, che reca incise sul fondo delle lettere in caratteri fenici: è dunque possibile anche che l’iscrizione sia stata incisa sul piatto già nel suo luogo d’origine (inv. 239086)” (18). Per il primo si tratta di tre iscrizioni graffite. Le prime due sono per il contenuto aramaiche (19) e documentano un notevole impatto con la cultura fenicia mentre la terza chiaramente è un simbolo religioso semitico ben noto in contesti fenicio-punici sul quale Anna Chiara Fariselli ha scritto che “sia tenendo conto della prospettiva grafica, sia di quella iconologica relativa alla destinazione funeraria del simbolo apicato, non parrebbe fuori luogo ripensare alla matrice ideologica dei triangoli apicati dipinti sui gusci di uova di struzzo, pur fatta salva la validità della tesi che propone di vedervi una forte interrelazione con la sintassi pittorica della ceramica vascolare iberica e nordafricana” (20). Boardman osserva, “I find it very difficult to accept it as a local Levantine addition indicating the funerary status of the Greek vase” (Trovo molto difficile accettare come una indicazione levantina locale che indica lo stato funeraria del vaso greco – trad. di felice Di Maro). Levantina è intesa come zona della Siria settentrionale dalla quale provengono gli orientali di Pithekoussai. Boardman presenta anche osservazioni sul quadro del graffito in quanto sotto al simbolo vi è un rettangolo diviso a metà e dice che non sono riconoscibili: “The rectangle and triangle are not recognisable character ….” (21). Per gli orientali di Pithekoussai, con iscrizioni aramaiche e ceramica fenicia, si rileva che erano anche economicamente agiati e ben organizzati almeno per i lineamenti del quadro sociale ricostruito da Ridgway che ha analizzato i vari corredi tombali: “…..questi due adulti (tomba n.199 a cremazione per l’uomo e tomba n. 574 a inumazione per la donna) spiccavano come ‹‹diversi» per la quantità cospicua di metallo prezioso e di aryballoi levantini e, nel corredo della donna, per la presenza di vasi d’impasto, rarissimi nelle cremazioni a tumolo” (22). Si tratta di una famiglia che nella necropoli oltre al neonato che è stato seppellito nell’anfora dei graffiti (enchytrismòi, tomba 575) aveva anche uno schiavo, tomba 577 senza corredo. E questo è non comune in quanto gli schiavi non vengono seppelliti negli stessi spazi. Oltre all’integrazione nella comunità greca che era maggioritaria e proveniva dall’Eubea il quadro sociale complessivo che si coglie sull’isola per questo periodo presenta diversità rispetto ad epoche precedenti per la presenza della tomba senza corredo riconosciuta come quella di uno schiavo. Le attività commerciali sono autonome da quelle di produzione della ceramica e metallurgia? Io penso che comunque non sono autonome dal modello di formazione di Pithekoussai sul quale il dibattito non è ancora concluso. Recentemente Costanza Gialanella ha scritto: “La critica ancora dibatte, (…), se si sia trattato di una vera fondazione (apoikia) o non piuttosto di uno stanziamento di tipo emporico, o di un “comptoir” inteso come una sorta di compendio di quella fase di contatti commerciali ed esplorativi che si svolse in un momento precedente la vera e propria colonizzazione, tra la fine del IX e la metà dell’VIII sec. a. C. (23). Pithekoussai senza le frequentazioni dei greci nel Mediterraneo e in Italia non sarebbe nata. Naturalmente bisogna rilanciare gli studi ed è importante che Giovanni Boffa abbia scritto che, “…. L’intera questione dei rapporti fra Greci, in particolare gli Eubei, e genti vicino-orientali fra X ed VIII secolo dovrebbe essere oggi riconsiderata in maniera complessiva cercando di fornire un inquadramento più organico delle conoscenze accumulatesi nel corso degli ultimi decenni”. Ricordo che John Boardman ha messo in evidenza che gli Eubei tra la fine del IX sec. a. C. e l’inizio dell’VIII avevano messo le mani su Al Mina, importante porto fluviale della Siria settentrionale alla foce dell’Oronte che era diventata una stazione commerciale greca (24). Nasce ad Al Mina l’incontro tra Eubei e Orientali ed è li che Insieme decidono di fondare Pithekoussai? Felice Di Maro fedimaro@tin.it *) Si ringrazia la Soprintendenza Archeologica di Napoli per l’autorizzazione a pubblicare la foto. Per la ricerca bibliografica si ringrazia Il Centre Jean Berard di Napoli e la Biblioteca Comunale “G. Lesca” Di San Benedetto del Tronto. Quest’articolo non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di Roberta Schiazzano, Info Point di Lacco Ameno. 1) Giorgio Buchner, Costanza Gialanella, Museo archeologico di Pithecusae, isola d’Ischia, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma 1994. In seguito Map e si indica autore con GB (Giorgio Buchner) e CG (Costanza Gialanella). 2) Necropoli: tombe 1-723 scavate dal 1952 al 1961 (San Montano), Pithekoussai I, AA.VV Testo, Tavole, Piante, Roma 1993. In seguito cit. Pitekoussai I. Acropoli: Norma Di Sandro, Le anfore arcaiche dallo scarico Gosetti, Pithecusa,(Monte Vico) Centre Jean Bérard, Napoli 1986. Metallurgia: Jeffery Klein, A Greek Metalworking Quarter: Eighth Century Excavations on Ischia, in Expedition, XIV, 2, 1972, pp. 34-39; Patrizi Mureddu ,Χρυσεια a Pithecussai, in La Parola del Passato, XXVII, 1972, pp. 407-409; Giorgio Buchner, Early Orientalizing: Aspects of the Euboean Connection, in David Ridgway, F. R. Ridgway, Italy before the Romans, Londra-New York-San Francisco 1979, pp. 129-144; Ingrid Strøm, Relations between Etruria and Campania around 700 B.C., in AA.VV., Greek Colonists and Native Populations. Proceedings of the First Australian Congress of Classical Archaeology, Sidney 1985, Oxford 1990, pp. 87-97. Gli scavi, e solo parzialmente in località Mazzola (Collina di Mezzavia 3) David Ridgway, The Eighth Century Pottery at Pithekoussai: an Interim Report, in La céramique grecque ou de tradition grecque au VIIIe siècle en Italie centrale et méridionale, Cahiers du Centre J. Bérard, III, Napoli 1982, pp. 69-101; 4) Giorgio Buchner, Ischia, in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, vol. IV p.226, col.2: “La ceramica locale, fabbricata dai coloni greci con l’ottima argilla figulina che si trova nell’isola stessa, rappresenta in genere una precisa imitazione della ceramica protocorinzia”; David Ridgway, L’Alba della Magna Grecia, Milano 1984 tav.6, tav.8. 5) Giorgio Buchner, Die Beziehungen zwischen der euböischen Kolonie Pithekoussai auf der Insel Ischia und dem nordwestsemitischen Mittelmeerraum in der zweiten Hälfte des 8. Jhs. v. Chr, in H. G. Niemeyer (ed.), Phönizier im Westen. Die Beiträge des Internationalen Symposiums über «Die phönizische Expansion im westlichen Mittelmeerraum» Köln 1979, Magonza 1982, pp. 277-298; Non rara è la ceramica fenicia, importata per lo più dal paese di origine di questo popolo, l’attuale Libano, specie quella caratteristica di colore rosso lucido. 6) Map CG p.49 e p.50 fig. 18 e p.49 7) F. von Luschan – W. Andreae, Ausgrabungen in sendschirli, v, in Die Kleinfunde, 1943, tav. 34 c e fig. 48, p. 47. 8) H. Goldman ed altri, Tarsus, iii, The Iron Age, 1963, fig. 155, 21 a, b, c, testo a p. 333 s., 340. 9) Giorgio Buchner, Pithekoussai: oldest Greek colony in the West, in Expedition, 8, 4, Summer 1966, p.7. 10) Map CG p.51. 11) Map CG p. 45. 12) Giorgio Buchner, Ischia, in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, IV, col.1.: “ad eccezione di due sauroktères da tombe a cremazione del Protocorinzio medio” (tombe 546, 552); John Boardman, (presumably in amicable coexistence), Orientalia and Orientals on Ischia, in Apoikia: i più antichi insediamenti greci d’occidente, funzioni e modi dell’organizzazione sociale (Scritti in onore di Giorgio Buchner) Napoli 1994, p. 95 col.2; In seguito Boardman 1994. 13) Map GB p. 25. 14) La Parola del Passato, 33, 1978: Giorgio Buchner, Testimonianze epigrafiche semitiche dell’VIII secolo a. C., pp.135-147 – Giovanni Garbini, Un’iscrizione aramaica a Ischia, pp.148-155; Pitekoussai I vol. Tavole, iscrizioni anfora tav. 224 n.575- posizione tav. 10 n.575 associata con 574, pianta dell’insieme tav.10 n.525, foto anfora tav. CCIII n. 569; Le iscrizioni sono esposte nella vetrina 21. 15) Map CG p. 68. 16) Map CG, p.70. 17) si veda nota 14. 18) Map CG, p. 69-70. 19) David Ridgway, L’Alba della Magna Grecia, Milano 1984, p. 126. 20) Anna Chiara Fariselli, Note di iconografia punica in Sardegna. Il triangolo apicato, in EPI OINOPA PONTON Studi sul Mediterraneo antico in ricordo di Giovanni TGore, Oristano 2012, p. 544 col. 2, foto pp548-549; Per il disegno del simbolo, Pitekoussai I seconda parte Tavole, iscrizioni anfora tav. 224 n.575 in basso a sinistra e in alto a destra. 21) Boardman 1994, p. 98, fig.1, per osservazioni sul graffito nota 18. 22) David Ridgway, L’Alba della Magna Grecia, Milano 1984, p. 130. 23) Costanza Gialanella, Il Museo Archeologico di PITHECUSAE (guida breve), Lacco Ameno 2012, p.12 col.1. 24) Giovanni Boffa, L’insediamento euboico a Pitecusa, in La Parola del Passato, fascicolo CCXCIX 1990, terza parte, Pitecusa fra Oriente ed Occidente, p.160; John Boardman, The Greeks Overseas, Middlesex (England) 1964. Per le aree del Mediterraneo impegnate dai commerci dei fenici e della Siria del nord, s .v. in Boardman 1994 p.99, Fig.3 che è presentata qui in finale di questa nota, sulla quale Boardman dice che, “helps explain why the Greek orientalising revolution dependent almost wholly on North Syrian example and import, while the Etruscans, with more direct Phoenician acces from Sardinia, had also a very strong Phoenician element, especially in the early period in northern metal-rich cities such as Vetulonia” (aiuta a spiegare perché la rivoluzione orientalizzante greca è dipesa quasi interamente da esempi d’importazioni della Siria del Nord, mentre gli Etruschi, con accesso fenicio più diretto della Sardegna, hanno avuto anche un forte elemento fenicio soprattutto nel primo periodo in città ricche di metalli del nord, come Vetulonia – trad. di Felice Di Maro). N.B. Le foto in allegato rappresentano: 1)Aryballos dal collo configurato a testa femminile trovato nellaTomba 215 (a cremazione, ultimo venticinquennio dell’VIII sec. a.C.) proveniente dal Vicino Oriente da un centro non identificato della Siria; su concessione del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli. 2) La mappa in relazione alla nota 24      

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