Omaggio di una studentessa a Maria Donatella Gentili

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Il 16 settembre del 2019 è stato per me, e probabilmente per moltissimi altri studenti che sono stati suoi allievi, un giorno estremamente triste; la luce immensa emanata dalla professoressa Maria Donatella Gentili, docente di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università di Roma “Tor Vergata”, si è spenta. 

Non mi importa rivivere ed elencare le tappe della sua carriera, per quello basta dare una lettura al suo curriculum (simpaticamente scritto in prima persona, che, a leggerlo, sembra quasi di sentire la sua voce), ma mi interessa condividere la traccia indelebile che, questa grande donna, ha lasciato nel mio percorso accademico, che sta volgendo pian piano alla fine. 

Visita alla necropoli della Banditaccia

Visita alla necropoli della Banditaccia

Ho avuto la fortuna di incontrare quasi subito la professoressa Gentili; era il mio secondo giorno di università, ottobre 2014. Mi ero iscritta da poco al corso di laurea in Beni Culturali, appena 19 anni, mille indecisioni, arrivata da poco in una nuova città, molto diversa da quella in cui sono nata (Messina). Entrata in aula, si presenta una donnina dal passo svelto, abbinato al rumore delle sue immancabili ballerine, dalla voce squillante e con il naso leggermente arrossato. Io e la mia collega Federica (che inconsapevolmente si trovava davanti alla sua futura relatrice di tesi) ci guardiamo negli occhi e ci scambiamo un sorriso. Le prime parole che le sentiamo dire, dopo un caloroso “Buongiorno signori!” sono state “Non fate caso al mio naso rosso, proprio ieri sono stata in cantiere, a Pyrgi! Me ne sentirete tanto parlare”. E come non menzionare subito Pyrgi, il suo grande amore, sin da studentessa.

Da lì numerose lezioni, che avrei voluto non finissero mai. Trascinante più di un presentatore televisivo, un’ironia impeccabile e acuta, un gesticolare quasi teatrale, ma soprattutto, una passione come pochi. La gioia di sentirla parlare dei suoi amati Etruschi, mi ha portato a seguirla più volte anche nei suoi tour (Cerveteri, Tarquinia, Villa Giulia, Musei Capitolini e Vaticani) anche quando avevo già finito di seguire tutti i possibili corsi tenuti da lei. Durante queste uscite dava il meglio di sé, metteva in mostra le sue conoscenze multidisciplinari, la sua passione per il cinema e le serie TV e la si vedeva salire le scale di corsa, lasciando tutti dietro, arrampicarsi sui tumuli e sulle rocce, come una bambina al parco. 

Nonostante lei non sia mai stata la mia relatrice, mi definiva “un volto a me molto caro”, forse perché, durante il poco numeroso (peccato) corso magistrale di Etruscologia, mi vedeva sempre in prima fila con lo sguardo affascinato o, forse, per la bella chiacchierata, fatta all’esame, su quanto fossero belle delle teste in terracotta provenienti da Orvieto.

La sua estrema disponibilità e gentilezza portava, automaticamente, tutti gli studenti ad innamorarsi perdutamente del suo modo di fare, un amore corrisposto imprescindibilmente anche da lei stessa, che seguiva i suoi allievi come una delle migliori nonnine.

La sua voce inconfondibile, che si poteva sentire anche da lontano, mi portava spesso ad imitarla (anche se impossibile), a ripetere le sue citazioni, accompagnate da frenetici gesti delle mani, suoni onomatopeici e aumenti improvvisi di volume (che spesso culminavano con un sonoro “ATTENZIONE BENE!”). Ciò che mi spingeva ad emulare il suo modo di parlare, non era, contrariamente a quanto si può pensare, un volerla prendere in giro, ma un segno di ammirazione infinito nei suoi confronti, una spintarella che mi avvicinava di più a somigliare a lei. Tante volte ho detto, e lo possono testimoniare i miei colleghi, “Da grande voglio essere come lei!” e, altrettante volte, in situazioni di difficoltà mi sono trovata a pensare “Come affronterebbe questo problema Donatella Gentili?”, tanto esemplare è stata per me la sua figura, come esempio di forza d’animo.Proprio questa verve che la contraddistingueva, non mi avrebbe mai fatto minimamente pensare che se ne sarebbe andata da questo mondo così presto, e ne accentua di più il dolore che provo e che provano tutte le persone che l’hanno conosciuta.

La ricorderò per sempre professoressa e resterà nei cuori di tutti noi. Le prometto di non piangere più, perché lei non mi vuole vedere così da lassù; sento la sua voce che mi dice “Signorina! Smetta di piangere! Vada a godersi un tramonto dalla terrazza più bella del mondo (la sua amata terrazza dei Musei Capitolini) CHE LA VITA E’ MERAVIGLIOSA!

Grazie professoressa,

Letizia le manda un abbraccio.

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Una dimostrazione del suo inguaribile entusiasmo

 

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