#OggettidelSacro: “IL FOCOLARE”, storia di un simbolo.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone

 il-focolare

Il fuoco, l’unico elemento capace di sfidare la gravità e andare verso l’alto, vitale per la nostra sopravvivenza, fu sempre un simbolo caricato di numerosi significati.

 

La sua scoperta ha significato l’inizio del progresso umano. I nostri antenati credevano che fosse stato un eroe a donarlo agli esseri umani. Prometeo, il titano che rubò il fuoco a Zeus e che per questo venne imprigionato su una montagna e condannato a sopportare la tortura di un’aquila che ogni giorno gli mangiava il fegato che la notte gli si ricostituiva. Un altro mito racconta invece che fu il re di Argo, Foroneo, a scoprirlo.

 

Oggetto prezioso e utile, il focolare doveva essere salvaguardato affinché non si esaurisse mai e restasse puro. Per questo, in culti come quello della dea romana Vesta, le ancelle della divinità dovevano rimanere caste e sorvegliare continuamente il focolare della dea. Le Vestali rappresentavano Vesta e tutto il popolo di Roma, giacere con una di loro significava compiere un incesto, un atto sacrilego.

 

Nelle più antiche culture, attraverso il fuoco si onoravano gli dei e gli antenati, sacrificando per loro attraverso i focolari sugli altari, sia quelli privati e domestici, che quelli pubblici nei grandi templi. Un animale intero veniva sacrificato nell’olocausto (offerta per le divinità infere), mentre solo alcune parti, come le viscere, venivano bruciate nei sacrifici agli dei Olimpi (le parti restanti venivano consumate dai partecipanti al rito). Il fumo portava gli odori e i messaggi dei mortali nel mondo degli dei.

 

Il focolare acceso nel cuore delle case, attorno al quale la famiglia si riuniva, trovava un riflesso in quello cittadino, che nelle poleis (città-stato) greche aveva la sede nel Pritaneo, luogo pubblico e sacro alla dea Hestia. Mentre a Roma si trovava nel tempio di Vesta.

 

Il fuoco accompagnava tutte le attività umane. Fumigare gli animali e i campi permetteva di garantire la loro fecondità, bruciare oggetti o fantocci era un sacrificio per ottenere in cambio un buon raccolto e una numerosa figliata. Il passaggio sulle sue braci rappresenta ancora oggi, in alcune culture, un rito di passaggio fondamentale per entrare nel mondo degli adulti. Infine, attraverso l’incinerazione l’impurità del corpo bruciava e l’anima veniva liberata e poteva così accedere all’Oltretomba.

 

Il fuoco che arde simboleggia anche l’amore e la passione. Lo sfregamento dei corpi degli amanti durante l’atto sessuale produce calore, allo stesso modo, sfregare la legna permetteva di accendere il fuoco nei sacri focolari. Spesso la fiamma viva è ancora usata come la più vivida metafora della forza che ci spinge ad amare.

 

Antonietta Patti

Autore: Ilda Dinuzzi

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


*