“Mode d’altri tempi: i crani allungati dei Goti”

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La poetessa statunitense Edna St. Vincent Millay in una sua famosa poesia
scriveva: “L’infanzia è il regno in cui nessuno muore.”

 

 

Globasnitz, necropoli orientale, cranio deformato artificialmente
Parte di cranio deformato rinvenuto a Padova
Cranio deformato dalla necropoli di Saint-Martin de Fontenay
Tomba n. 300 dalla necropoli di Saint-Martin de Fontenay

 

cartina-leibnitz

 

I casi di decesso infantile sono piuttosto diffusi nell’antichità, e ciò non stupisce gli archeologi né tantomeno gli antropologi. Il caso della necropoli alpina sul Fruenberg, nella Bassa Austria, scavata tra gli anni 1991 e 1996 e di epoca gota, merita comunque di essere ricordata non perché siano stati ritrovati quattro scheletri infantili (il numero è basso rispetto all’intero campione di soggetti qui sepolti), ma perché la loro morfologia risulta essere piuttosto curiosa.

I quattro scheletri, tra l’altro gli unici infanti attestati in questo cimitero, presentano una struttura cranica notevolmente “allungata”, che non è frutto di un infelice patrimonio genetico, ma di una pratica artificiale diffusa tra le popolazioni gote (e di conseguenza tra quelle sotto la loro influenza) e attuata a scopo sociale.

 

 

 

 

Cranio deformato da Grafenberg

Cranio deformato da Grafenberg

La deformazione intenzionale del cranio sembra essere stata introdotta in Europa solo tra il IV e il V secolo d.C., quando gli Unni, popolazione barbarica di origine asiatica, si insediarono nel bacino dei Carpazi. Recenti studi condotti in Ungheria sottolineano come gli Unni “possano essere considerati solo come dei trasmettitori e non gli sviluppatori di questa tradizione”(1). Sembra infatti verosimile che essi abbiano appreso questa tecnica nelle terre d’Oriente e l’abbiano diffusa tra le popolazioni dell’Europa centrale con cui entrarono a contatto nel periodo del loro dominio. “E’ concepibile che i popoli germanici abbiano adottato le abitudini degli Unni (inclusa l’intenzionale deformazione cranica) in primo luogo perché volevano essere integrati nell’Impero Unno e adattarsi ai conquistatori.”(2), affermano gli studiosi dell’Università di Debrecen e del College of Nyiregyhaza in Ungheria.

Il costume di deformare il cranio si diffuse in Europa all’incirca fino al VII secolo d.C., con modalità diverse e seguendo diverse direttive, giungendo nelle zone delle Alpi orientali attraverso il popolo dei Goti. Nella Bassa Austria è stata attestata, sin dai primi anni del XIX secolo, la presenza di crani deformati nelle necropoli gote o locali, ma pur sempre sottoposte all’influenza gota.

 

 

Il caso che andrò qui a trattare, perché particolarmente notevole, riguarda il cimitero sul Frauenberg, presso Leibnitz. Di oltre 400 sepolture presenti in questa necropoli, che si data agli ultimi decenni del V secolo d.C., la caratteristica del cranio deformato compare su soli cinque individui,di cui quattro sono bambini (dai 2 ai 10 anni). Nonostante l’esiguo numero di soggetti con tale modificazione, le sepolture presentano diverso orientamento e collocazione all’interno della necropoli, il che suggerisce che non si tratti di “un nucleo isolato e distinto all’interno della comunità”(3). Di particolare interesse archeologico è anche il fatto che di queste cinque sepolture, solo una presenti elementi di corredo, ed è relativa a una bambina di 6-7 anni (tomba F 162), mentre nelle altre tre, riferibili a individui maschili rispettivamente di 10 anni (tomba F 131), 6 anni e mezzo (t. F140) e 2/3 anni (t. F 132), il corredo è del tutto assente. Ciò ha portato gli studiosi a ritenere che la bambina fosse ben integrata all’interno della comunità locale, “di cui condivideva la cultura materiale e certo alcune usanze”(4).

 

f-162 f-140 f-132 f-131

 

 

 

Ricostruzione di apparecchi deformatori ritrovati nella valle di Nasca (Perù)

Ricostruzione di apparecchi deformatori ritrovati nella valle di Nasca (Perù)

 

 

La deformazione del cranio nella necropoli sul Frauenberg sembra essere comunque stata abbandonata dopo poco tempo, data la bassa incidenza di casi con tale caratteristica. Il fatto che questa pratica sia stata riscontrata quasi esclusivamente sui bambini, però, non deve sorprenderci: le ossa dei neonati sono più “duttili” e facilmente modificabili, pertanto sin dalla nascita si applicavano aste di legno fissate con bendaggi in modo da far assumere al cranio la forma “allungata”.

 

La modificazione artificiale a cui alcuni bambini goti venivano sottoposti, e che oggi può sembrare una tortura senza senso, in realtà aveva una forte motivazione culturale e sociale. Già Darwin aveva notato come “sia nel Vecchio che nel Nuovo Mondo la forma del cranio veniva anticamente modificata durante l’infanzia nel modo più straordinario, come è ancora il caso in molti luoghi, e cosiffatte deformità sono considerate ornamentali”.

Il cranio allungato era quindi simbolo di uno status sociale elevato, riservato alla classe elitaria, che attesta come la “moda” non sia solo un concetto riservato al mondo moderno.

 

 

Articolo di Valentina Martinoia

 

 

 

 

 

 

  

Note bibliografiche:

1-2 Journal of Neuroscience, Apr 2014 / Vol. 36 / No. 4 (http://thejns.org/doi/abs/10.3171/2014.1.FOCUS13466)

3-4 M. Buora, “La deformazione dei crani in Europa dal Tardoantico all’Alto Medioevo. Un aggiornamento” in “Goti nell’arco alpino orientale a cura di M. Buora e L. Villa” (2006)

 

Immagini slider da “Goti nell’arco alpino orientale a cura di M. Buora e L. Villa” (2006)

  1. Globasnitz, necropoli orientale, cranio deformato artificialmente

2. Parte di cranio deformato rinvenuto a Padova

3. Cranio deformato dalla necropoli di Saint-Martin de Fontenay

4. Tomba n. 300 dalla necropoli di Saint-Martin de Fontenay

 

Cartina dell’Austria da Google images

http://gazzetta.arkekairos.org/mode-daltri-tempi-crani-allungati-dei-goti/

 

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