Madonna del Latte: un’icona dibattuta nella storia dell’arte

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Dall’antichità sino ai giorni nostri abbiamo conosciuto numerosissime versioni pittoriche e scultoree circa la figura della Vergine, rappresentata in diversi modi e momenti. Uno tra questi, di cui vogliamo trattare oggi, è quello che lega la Santa alla maternità nel senso più intimo e terreno del termine, ovvero all’allattamento. Parliamo infatti della Madonna del Latte, versione insolita e meno diffusa – ma non per questo meno interessante – del tradizionale gruppo figurativo che siamo abituati a riconoscere. Dove nasce questa scena iconografica? E perché è stata così tanto dibattuta nei secoli?

 

Innanzitutto vi ricordiamo che il latte è da sempre per ogni civiltà umana simbolo di fertilità, abbondanza e benessere. L’allattamento inoltre è il momento più importante per una madre perché rappresenta il legame fisico con il proprio figlio dopo il parto e dal quale il padre viene escluso, divenendo per questo unico e speciale. Il culto della madonna del latte nasce nelle zone rurali dove, a causa del basso tenore di vita, le donne non potevano sostenere il costo di una balia, e quindi si occupavano direttamente dell’allattamento; in questo modo potevano sentirsi più vicine a quelle immagini che ritraevano Maria, la madre delle madri, in una versione meno aulica del solito, ma più terrena e umana.

 

Le prime rappresentazioni iconografiche della Madonna del Latte le troviamo in Egitto e risalgono al VI-VII sec. d.C..  Queste  immagini “stilizzate” tentano di alludere all’allattamento più che a renderlo esplicito.

Nel panorama artistico europeo dal Medioevo in poi, invece, gli artisti elaborano un linguaggio figurativo via via più realistico e complesso. Partiamo dalla “Madonna del Latte” di Ambrogio Lorenzetti, opera del 1324; la Vergine è raffigurata in atteggiamento affettuoso e sereno nei confronti del Gesù Bambino. Caratteristica tipica dell’arte di Lorenzetti è quella di comporre in modo inedito scene sacre tradizionali, cercando di evidenziare i sentimenti dei personaggi rappresentati e di coinvolgere l’osservatore in senso emozionale. Circa venti anni più tardi l’introduzione del tema della Madonna del Latte avviene anche nella produzione scultorea di Nino Pisano. Tratti caratteristici della sua scultura sono il panneggio abbondante e i marmi colorati. Nell’opera che segue, lo sguardo del fruitore si concentra sulla suzione in evidenza dalla posizione della Vergine intenta a nutrire amorevolmente il figlio aggrappato al suo seno.

 

Nel 1400 la diffusione del culto della Madonna del Latte diminuisce in città, mentre rimane vivo nelle campagne (per gli stessi motivi che abbiamo descritto in precedenza): ne sono un esempio i santuari che nascono in questi anni o altri che vengono riedificati. Tra le Madonne del Latte di questo periodo vi proponiamo quella di Antoniazzo Romano (artista di rilievo proveniente dal Lazio): la “Madonna di Rieti”, del 1464. Qui sembra che l’artista abbia assimilato la nuova maniera quattrocentesca, rappresentando la Vergine col Bambino seduti su un maestoso trono architettonico, riccamente ornato così come parte della veste della Santa.

 

Anche a Leonardo Da Vinci – o bottega – è attribuita una Madonna del Latte, “La Madonna Litta” (anni ’40 del ‘400); in questo caso si assiste all’evoluzione di linguaggio tipica del Rinascimento, che supera la schematicità figurativa del Medioevo per dare vita ad una rappresentazione più naturalistica. Se con Leonardo incontriamo innovazioni iconografiche e stilistiche, con Michelangelo scultore assistiamo ad un ulteriore superamento: se guardiamo la sua “Madonna Medici” (1534) ci accorgiamo che egli non solo stravolge l’equilibrio e la compostezza compositiva, ma addirittura annulla la corrispondenza di sguardi tra madre e figlio ed evita toni sentimentali.

 

Un’immagine, questa, solenne e monumentale, ma allo stesso tempo vicina al vero e al quotidiano. Trent’anni più tardi, in pieno clima di Controriforma, la rappresentazione della Madonna che allatta a seno scoperto viene vietata per ragioni iconoclastiche. In particolare, il cardinale Borromeo denuncia fortemente questa immagine, ritenuta offensiva; alcuni dipinti recanti questa scena saranno ritoccati, diventando semplici scene di Madonne con Bambino, e molte opere di questo genere andranno perdute. L’autorità della Chiesa Cattolica continua a imporsi per tutto il Seicento e per i secoli successivi, di conseguenza quelle che avranno continuità nella pittura ufficiale saranno le immagini della Santa in veste di madre devota, pura e celeste, avvolta da nubi dorate e angeli.

 

La nuova mentalità culturale ‘800esca, invece, permetterà agli artisti una maggiore libertà espressiva. In questa fase della storia dell’arte, scene intime come quelle dell’allattamento non sono malviste e si assiste ad una sorta di laicizzazione dei temi sacri. Inoltre vengono rivalutate le Madonne del Latte che il Concilio di Trento aveva oscurato; il seno scoperto e il tema della suzione non fanno più scandalo e “La Madre” di Adriano Cecioni ne è un esempio. In quest’opera l’artista fa risaltare il forte legame che unisce, da secoli, ogni donna al proprio figlio, slegando così il concetto di madre-nutrice da quello della divina Vergine ed evidenziando il miracolo della maternità inteso in senso universale.

 

Articolo di Samantha Ardovino

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