L’INCONSAPEVOLEZZA DELL’ARTE: Agli albori dell’arte paleolitica europea.

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Nel Paleolitico medio, popolato dall’Homo neanderthalensis, si ha il primo incipit, tramite linee incise mirate ad un messaggio di comunicazione, dell’arte simbolica che sarà caratteristica dell’uomo moderno. Infatti, la pratica di elaborare immagini con una certa variabilità tecnica e tematica, con la capacità di diffondere un codice figurativo, sarà propria delle comunità di cacciatori-raccoglitori europei della specie Homo sapiens, attorno a 40-35 mila anni fa.

Entrando nel vivo dell’argomento, vediamo che i temi più ambiti per l’uomo preistorico sono vari e non omogenei ma riguardano soprattutto due mondi: quello animale e quello legato all’uomo in tutte le sue accezioni. Frequenti sono le incisioni che hanno come oggetto l’organo sessuale femminile, seppure in modo schematico, avulso dall’unità corporea, che rimanda al grande tema della fertilità e della procreazione. Legata al medesimo tema è la produzione delle cosiddette “Veneri” (ad esempio la famosa Venere di Willendorf), nella quale vi è l’enfatizzazione delle parti anatomiche legate alla gravidanza.

La Venere di Willendorf (Austria)

La Venere di Willendorf (Austria)

Figure sciamaniche, rinvenute dipinte o incise sono forse rappresentazioni con fini propiziatori per la caccia. La figura umana resta un’eccezione, se non in ambito propiziatorio e della fertilità.

Impronte di mani, come quelle rinvenute nella Grotta Paglicci in Puglia, unico caso in Italia, si condensano in determinate pareti delle grotte; impronte di piedi sono impresse molto profondamente nel terreno come per dire “io sono qui”, una sorta di firma indelebile ed eterna. In alcuni casi, esse sono state attribuite ad adolescenti e avevano addirittura portato a vedere le grotte come luogo di riti di iniziazione poiché, a causa dei loro andamenti particolari, avevano fatto presupporre possibili danze.

Impronte di mani in negativo sulle pareti della grotta di Lascaux (Francia)

Impronte di mani sulle pareti della grotta di Lascaux (Francia)

L’altro grande tema concerne il mondo animale. Si trovano soggetti singoli come animali legati alla caccia, risorsa primaria di sopravvivenza, o animali di specie pericolose che denotano una scelta ristretta nell’ambito dell’ecosistema, ma anche scene talora particolarmente elaborate e complesse, nelle quali si osservano anche tentativi di resa prospettica.

Rappresentazione di cavalla gravida a Grotta Paglicci (Puglia)

Rappresentazione di cavalla gravida a Grotta Paglicci (Puglia)

Le documentazioni archeologiche attestano che la pratica parietale sembra individuare nella grotta lo spazio privilegiato, per alcuni addirittura sacro, in cui le raffigurazioni non sono disseminate a caso ma con una predilezione per determinate zone buie e ostiche. È questo il caso delle pitture rupestri della famosa Grotta di Lascaux in Francia dove la posizione delle figure, tutte ad un’altezza superiore a due metri e spesso sovrapposte, creano pannelli articolati in un percorso visivo e stanno ad indicare una funzione delle immagini, certamente non decorativa, ma legata a simbologie e a codici specifici.

Pittura rupestre nella Grotta di Lascaux (Francia)

Pitture rupestri nella Grotta di Lascaux (Francia)

Ultimo, ma non meno importante, punto da trattare riguarda i colori utilizzati da questi ignoti artisti nelle loro “opere d’arte”, che sono da ricondurre a sostanze organiche o minerali (carbone vegetale, guano, ocra rossa, gialla o di colore bruno, limonite) ma non sappiamo se avessero o meno una loro specifica simbologia.

Per quanto riguarda i rinvenimenti fatti nella nostra penisola, l’arte paleolitica è essenzialmente mobiliare, mentre quella parietale è quasi sempre incisa con rari esempi di pitture. Ad esempio sono state rinvenute stalattiti decorate, incisioni di bovini, lepri, lupi, felini, ciottoli con pitture in ocra, decori geometrici. Un’eccezione è la Grotta Addaura a Palermo che presenta una scena tutta umana di danzatori o di auto sacrificio, di incaprettamento o di morte rituale con personaggi con il collo legato alle gambe.

Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: cosa ha spinto l’uomo preistorico ad addentrarsi nei meandri di questa nuova forma di comunicazione? Una risposta certa non c’è: il linguaggio figurativo potrebbe forse essere collegato con una maggiore complessità della società e delle relazioni interpersonali, bisognosa di nuovi sistemi espressivi non verbali. Inoltre, le manifestazioni artistiche paleolitiche derivano dalle esperienze sensoriali dell’uomo preistorico, mediate attraverso un’attività, definita da vari studiosi “fare segno”, che codifica, in un sistema riconosciuto di trasmissione non verbale, forme e oggetti della realtà. Non si può parlare di arte preistorica perché manca la finalità del bello o del vero, lo scopo delle manifestazioni artistiche sembra essere legato all’attività in sé del creare rappresentazioni o evocazioni del reale piuttosto che il godimento della forma finita.

Ma se invece tutte le nostre ipotesi fossero sbagliate? E se non fossero pitture legate a caccia, a “culti”, a riti di iniziazione ma fossero davvero fini al raggiungimento del bello? Forse, forse, forse.. domande a cui, a causa della mancanza della scrittura in Preistoria, non sapremo mai dare una risposta certa, ma non è proprio questo il bello della Preistoria?

Articolo a cura di: Angelica Fiorillo e Marta Batisti

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