LGBT NELLA MITOLOGIA GRECA GLI ANDROGINI: DALLA MITOLGIA, ALL’ARTE E ALLA FILOSOFIA

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L’opera nota come “l’Ermafrodito dormiente”, è una scultura romana in marmo, datata al II secolo a.C., copia di un originale greco, di autore sconosciuto, oggi conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo; qui viene valorizzata al massimo con giochi di luce, specchi e video mapping nella mostra “classico pop”, dal 13 Dicembre 2018 al 12 Maggio 2019. È un’opera dai tratti particolari: è costruita secondo intenti illusionistici. La veduta posteriore, con le natiche in primo piano in posa provocante, suggerisce la bellezza di un corpo femminile, ma solo girando attorno, si scopre l’organo sessuale maschile e, dunque, l’identità di Ermafrodito.

Ermafrodito è un personaggio della mitologia grepage1image1408240ca, figlio di Afrodite, Dea dell’Amore e di Ermes, signore delle Erme. È stato a lungo un simbolo classico di androginia e di effeminatezza. All’età di quindici anni, Ermafrodito, vagando per un boschetto nei pressi di Alicarnasso, venne avvistato dalla giovane ninfa Salmace, la quale si innamorò immediatamente di lui. Quando quest’ultimo entrò nelle acque del lago nei pressi del bosco, intento a farsi un bagno, d’improvviso vide la ninfa gettarsi su di lui ed unendosi così, grazie all’aiuto degli dei, in un unico corpo per sempre. In seguito chiunque si fosse immerso in quella stessa fonte avrebbe perso la virilità.

Quella di Ermafrodito, è un’immagine ricorrente nella letteratura come nella filosofia: ad esempio con Platone ed “il mito degli androgini”. Nel Simposio, dialogo del filosofo, quest’ultimo, attraverso Aristofane, introduce questo mito, da cui in seguito, molte delle immagini inerenti all’amore, hanno preso spunto. Nel mito, i protagonisti sono gli androgini: esseri che avevano in comune sia caratteristiche femminili, sia maschili. Questi, possedendo in loro la forza di due corpi, vantavano di enorme forza e vigore, ma peccavano di superbia, tanto da arrivare al punto di ribellarsi agli dei. Così Zeus, per punizione, decise di separare i due corpi, così da indebolirli. Proprio da questa divisione ebbe origine il sentimento d’amore: ogni metà cominciò infatti a desiderare fortemente l’altra per ricongiungersi ad essa. Quindi l’amore, per gli antichi greci, veniva visto come un sentimento che è radicato profondamente nella nostra natura e deve essere ricondotto al desiderio più genuino e profondo che alberga in noi: quello di ricomporre l’unità originaria perduta.

Andrea, Anastasia, Arianna, Jacopo e Greta

Liceo “N. Machiavelli”, progetto Pon “Comunicare con l’archeologia!”

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