Le mura di Ferentino. Esempio di un monumento che muore.

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Situata nella valle del Sacco, pressappoco ad uguale distanza da Anagni e Frosinone, Ferentino fu nell’antichità uno dei più importanti centri degli Ernici, la popolazione di stirpe italica proveniente molto probabilmente dalla valle dell’Aniene e stanziatasi in epoca storica in questa parte del Lazio meridionale. Non si conosce, per assenza di notizie e tracce archeologiche la cronologia e l’entità del primitivo insediamento, la cui origine va collegata prima di tutto, alla particolare posizione geografica del sito, posto a sinistra del fiume Sacco ed in corrispondenza di quella direttrice viaria, attraverso la quale da età protostorica si svolsero scambi commerciali e culturali tra Lazio e Campania, secondo un percorso più tardi ripreso e regolarizzato dalla via Latina. Durante il periodo che va dal VI al IV secolo a.C. Ferentino intrattiene rapporti inizialmente di alleanza reciproca con Roma, in quanto la comune minaccia degli Equi e dei Volsci era forte e costante, per poi finire per essere conquistata dai Romani stessi nel 361 a.C..

 

Porta Sanguinaria

Diversi sono i monumenti presenti e alcuni hanno particolare importanza. A questo periodo va fatta risalire la costruzione della imponente cinta muraria che delimita ancora quasi completamente il vecchio centro abitato, dominato in alto dal complesso dell’acropoli. Le mura, addossate alle pendici non troppo scoscese del colle, sono costruite in opera poligonale con una pietra chiamata calcare dell’Appennino, biancastra, scabrosa, poco duttile allo scalpello e presentano massi squadrati poco rifiniti in superficie e legati tra loro mediante tasselli di schegge usati per riempire gli interstizi. Di grande interesse è il tratto presso Porta Sanguinaria nel lato meridionale della cerchia, reso singolare dall’impiego di tre diverse tecniche sovrapposte l’una all’altra: l’opera poligonale, la quadrata con conci di travertino e la cementizia di epoca medievale. Questa cinta muraria è importante per la sua lunga stratigrafia, che viene fatta risalire al IV sec. a.C. ed è arrivata fino a noi molto chiara e storicamente rimaneggiata solo in alcuni punti fino ad epoche più recenti.

 

 

20150412_161109In epoca moderna la zona di Ferentino è stata interessata da una forte spinta industriale, che ha cambiato totalmente gli assetti economici della città. Si è passati quindi da un’economia di tipo agricolo ad una totalmente industriale, inserita nelle dinamiche sociali che hanno coinvolto l’Italia in pieno boom economico negli anni sessanta e settanta, per via delle agevolazioni permesse dai piani statali e di sviluppo. Anni questi in cui la forte corruzione ha permesso abusi edilizi e territoriali di ogni tipo in tutta Italia, che ancora oggi possiamo mestamente notare in molte delle nostre città. Le mura di Ferentino ne sono un chiaro esempio: laddove possiamo notare con chiarezza e interesse le varie successioni stratigrafiche del muro, non possiamo fare a meno di notare grandi costruzioni abusive, e grossi tubi di scarico. L’industrializzazione ha avuto come ovvia conseguenza l’arrivo di grosse fette di popolazione che viene impiegata nelle grandi fabbriche farmaceutiche e chimiche, e questo sovrappopolamento, e la richiesta di abitazioni ha permesso a chi di competenza di approfittarsene, tralasciando molte leggi che regolano non solo la salvaguardia dei monumenti, ma anche dell’igiene e della salute pubblica.20150412_161718

 

 

Nelle foto possiamo notare che addossate alle mura nel lato interno sono state costruite abitazioni, nel totale disinteresse delle norme di sicurezza, i quali abitanti, nel corso degli anni hanno potuto aggiungere indisturbati impalcature che utilizzano come balcone o addirittura come bagni, le quali sporgono sul muro esterno con tanto di scarico a terra, tutto questo davanti a ignari turisti, che ovviamente con gli anni diventano sempre meno. La burocrazia e la corruzione, ancora oggi bloccano una giusta riqualificazione della zona, cosa che accade un pò ovunque, valorizzando gli abusivi piuttosto che i monumenti, beni e tesori di tutti noi e che non dimentichiamoci possono e devono essere fonte di valore e guadagno per intere zone del nostro paese in cui invece la fa da padrone la malavita locale. L’Italia è una miniera di bellezze che non vengono restituite adeguatamente al popolo perché, come sempre accade l’interesse di pochi ha la meglio sugli interessi di molti.

 

Articolo di Edoardo Antonini

 

Edoardo Antonini

Edoardo Antonini. Studente di Archeologia all’Università di Tor Vergata. Appassionato di preistoria e di tutto ciò che si è estinto. Adora esplorare grotte e cunicoli. Giocatore di bocce in salita.

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