Le Idi di Marzo: Anna Perenna e stregoneria a Roma

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Altare dedica Anna Perenna

Altare con dedica

Siamo nel 156 d. C., Roma prospera sotto la guida dell’Imperatore Antonino Pio.

Su una collina fuori la città, gli attuali Monti Parioli, trovava luogo un bosco magico, e qui sorgeva un santuario dedicato alla dea Anna Perenna. Durante le Idi di Marzo (dal 13 al 15 del mese, corrispondevano al Capodanno) ci si recava sul posto e si partecipava a danze estatiche e riti oscuri, a celebrazione del tempo che scorre e che fluisce via come acqua di un ruscello, un fluire che permette alla vita di rifiorire dopo il lungo e tetro inverno. Una promessa di fertilità che la Terra faceva agli uomini.

Il culto di Anna Perenna è testimoniato da Ovidio nei Fasti: “Nelle Idi si celebra la gioiosa festa di Anna Perenna non lontano dalle tue rive, o Tevere forestiero”. Ma alla figura di questa divinità, il cui destino sarà quello di trasformarsi in acqua di fiume, sono legati riti magici e dal carattere oscuro che ne suggeriscono un’origine ben più antica, forse etrusca. Sicuro è che la sua figura travalica i tempi e le geografie: esiste una Ana, dea inglese che decide della mutevolezza del clima; in India troviamo Annapurna, il cui nome significa “piena di cibo”; ancor più antica è Hannahanna, divinità ittita madre di tutti gli dei. La figura di Anna, legata all’abbondanza e alla fertilità dunque, ritornerà anche nel Cristianesimo sotto la figura di Sant’Anna, madre della Vergine Maria, protettrice delle madri, delle partorienti, e dei mestieri correlati al parto e alla maternità.

villa-auditorium anna perenna

Scavo archeologico nella zona del bosco sacro, Monti Parioli.

Alla fine degli anni ’90 del Novecento, in seguito a degli scavi a Piazza Euclide, è stata rivenuta una fonte sacra con altare, la cui base recitava, in maniera alquanto eloquente, “ninphis sacratis Annae Perennae” – “alle ninfe consacrate ad Anna Perenna”. All’interno della fontana sono stati rinvenuti molti oggetti religiosi, simboli di fertilità, contenitori in piombo contenenti maledizioni e fatture. Questi ultimi in particolare sono reperti di eccezionale e squisita complessità, delle matrioske atte ad ospitare piccole bamboline antropomorfe, di vari materiali organici, e la fattura vera e propria, corredata da simboli mistici.

contenitori

Contenitori in piombo

Quindi la dea si serviva di un intermediario? Ebbene sì, quello che è stato trovato corrisponde a quell’immagine di “bottega della strega” che facilmente tutti possiamo rievocare nel nostro immaginario. Tra i reperti, infatti, si possono contare anche gusci d’uovo, simbolo di fertilità, un paiolo di rame e, soprattutto le defixiones. Queste ultime consistono in rotolini di piombo strettissimi su cui le lettere incise compongono anatemi di ogni tipo che la strega scagliava contro il malcapitato, dietro richiesta dei propri “clienti”. Durante la festa di Anna Perenna il popolo si allontanava dalla città, questa si vuotava, ognuno festeggiava il volgere dell’anno romano immerso nella natura che si risvegliava, celebrandola secondo gli impeti dei propri istinti, la festa consisteva in una vera e propria celebrazione della vita, lontana dalla realtà dell’Urbe. Un fattore da non sottovalutare se si pensa che venne scelto proprio questo giorno, il 15 marzo, per portare a compimento l’assassinio di Giulio Cesare, quando nessuno era presente in città, quando nessuno avrebbe potuto vedere o udire cosa celavano le mura della Curia di Pompeo.

 

Il rinvenimento si deve all’archeologa Marina Piranomonte della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma

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