La Roma di Kentridge

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Marco Aurelio a Cavallo, Triumphs and Laments di W.Kentridge, Piazza Tevere. Foto di Luca Nataloni

Marco Aurelio a Cavallo, Triumphs and Laments di W.Kentridge, Piazza Tevere. Foto di Luca Nataloni

 

William Kentridge, artista contemporaneo sud-africano, si fa carico di un fardello enorme: illustrare la storia di Roma in un unico lungo fregio, quasi come fosse una pellicola cinematografica srotolata (Kentridge, infatti, é anche regista). Il compito é arduo, quasi epico. La responsabilità enorme.

E l’opera che ne viene fuori é monumentale, coinvolgente, dai tratti onirici e surreali. Il titolo é quanto di più azzeccato si potesse trovare: “Triumphs and Laments”. Perché la storia della città eterna é costellata di gloria, onori e vittorie. Ma anche di dolore, morte, lacrime e sangue. Le figure di Kentridge trasudano emozioni, ne sono impregnate. É impossibile guardarle e non venirne rapiti. Il fregio ci accompagna dagli albori di Roma alla Roma della “Dolce Vita” di Fellini.

L’ artista riesuma miti, personaggi e fatti storici, li strappa dall’oblio in cui erano caduti e li riporta a nuova vita. Triumph and Laments non é solo un esperimento, un’opera d’arte fine a se stessa. È molto di più. A mio giudizio Kentridge ha voluto lasciare un messaggio alla Città.  Ricorda chi eri, Roma. Ricorda cosa sei stata.  Ricorda che sei stata grande quando eri la capitale del mondo. Ma ricordati che sei stata anche schiava.  Schiava della cupidigia e della corruzione. Ricorda che sei stata misericordiosa, ma anche crudele.  Hai donato vita, ma hai anche sparso dolore.

Istantanea dal Lungotevere, Triumphs and Laments di W. Kentridge, Ponte Sisto. Foto di Luca Nataloni

Istantanea dal Lungotevere, Triumphs and Laments di W. Kentridge, Ponte Sisto. Foto di Luca Nataloni

Il fregio non ha un senso di lettura univoco.  Può essere percorso in entrambe le direzioni. Però le due figure che racchiudono il fregio ai due estremi sono (secondo la mia personale analisi) significative.  Da un lato troviamo la Vittoria Alata, simbolo di gloria e onore. Dall’altro un cavallo che guarda alle sue spalle, nella direzione del fregio, come se guardasse al passato, alla storia di Roma. Quindi la mia analisi (o forse é solo una mia speranza) é che la Città può tornare a splendere, può tornare alla sua grandezza e può ritrovare la gloria perduta.  Ma forse Roma avrà sempre le sue due facce, due aspetti uguali e contrari. I suoi Trionfi e i suoi lamenti.

Un Romano

Quello che non ricordo, Triumphs and Laments di  W. Kentridge, Piazza Tevere. Foto di Luca Nataloni

Quello che non ricordo, Triumphs and Laments di W. Kentridge, Piazza Tevere. Foto di Luca Nataloni

Articolo e foto di Luca Nataloni

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