La prima retrospettiva su Botero

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“Colori vivi, quegli stessi colori
che riempiono le strade del suo Paese
e tingono le vesti delle donne di Medellìn”.

 

botero

 

Arkekairos vi invita alla prima retrospettiva dedicata al maestro Fernando Botero, in mostra al Complesso del Vittoriano fino al 27 agosto. Dal 1958 l’artista ha conquistato il suo posto nel panorama artistico, riscontrando grande successo tra il pubblico. La sua fortuna è il risultato di uno stile inconfondibile, che mette a tacere i forti giudizi della critica. 

 

Grazie alla collaborazione dello stesso Botero, si è scelto un percorso espositivo molto chiaro, articolato in nuclei tematici. La scelta si è rivelata vincente: ad ogni sala si è assegnato un argomento cardine della poetica del maestro e ogni file proposto dall’audioguida esordisce con una solenne parola in lingua spagnola, omaggiando le sue origini.

L’attaccamento di Botero per la terra natia è senza dubbio il filo conduttore. Non c’è opera che non parli della Colombia, con sentimento nostalgico, emozioni “al limite” (per citare lo stesso artista) e colori vivi, quegli stessi colori che riempiono le strade del suo Paese e tingono le vesti delle donne di Medellìn.

 

 

 

 Uno sguardo rivolto al passato

 

La sua è una pittura che non conosce eguali, ma che molto deve ai grandi maestri del passato, da lui rievocati con grande rispetto. In questa sede una sala è stata dedicata proprio alle versioni da antichi maestri.

Un tema particolarmente scottante della sua produzione, che ha sfidato le accuse di chi lo ha etichettato come irriverente caricaturista. In realtà Botero stesso ci spiega quanto le esperienze compiute all’estero siano state illuminanti. Pensiamo alle sue personalissime versioni di celeberrimi quadri come i ritratti dei duchi di Urbino, di Piero della Francesca; la Fornarina, di Raffaello; le varie versioni del Niño de Vallecas, di Velasquez…

Il suo è un processo di sintesi e coerenza, senza comunque rinnegare il suo stile. In questo senso la sua produzione è un’eccezione alla regola: si guarda intorno, mostra una gran ricercatezza nella citazione così puntuale dal passato, ma mantiene la sua identità.

 

A sinistra: Raffaello, La Fornarina, 1518-20. A destra: Botero, La Fornarina, 2008

A sinistra: Raffaello, La Fornarina, 1518-20.
A destra: Botero, La Fornarina, 2008

 

 

 

Perché le figure di Botero sono “grasse”?

 

Tutto iniziò quando l’artista aveva 24 anni. Era intento a una natura morta (nota come Natura morta con mandolino) quando si accorse che il foro di risonanza dello strumento era così piccolo da risultare sproporzionato. Di conseguenza il mandolino risultava molto più tozzo rispetto al normale, ma Botero ci vide una profonda sensualità. Così dall’aver dilatato il mandolino, Botero iniziò a “ingrassare” ogni soggetto delle sue composizioni. 

Il volume è il protagonista indiscusso e va oltre la rappresentazione delle morbide curve di un nudo femminile. Non c’è perversione, non c’è sesso, ma è semplicemente il pretesto per esprimere la forma attraverso il colore.

Lo stesso principio si applica quindi alla natura morta, genere col quale ogni vero artista deve confrontarsi. Per citare l’artista:

 

“Quando dipingo una mela o un’arancia, so che si potrà riconoscere che è mia e che sono io che l’ho dipinta, perché quello che io cerco è di dare a ogni elemento dipinto una personalità che viene da una convinzione profonda”. 

 

Botero, Natura morta con caffettiera, 2002

Botero, Natura morta con caffettiera, 2002

 

In un genere apparentemente così neutro Botero è inconfondibile.

 

Anche la politica è un pretesto per dipingere. Paradossalmente, dietro un concetto tanto impegnato, non c’è alcuna finalità propagandistica, nè di denuncia. Anche in questo caso i politici rappresentati sono solo il mezzo per dare libero sfogo alla passione per i colori sgargianti e gli arredi barocchi.

 

 

 

 

Sguardi inafferrabili

 

Ma questa esplosione di colori, l’innegabile sensualità dei corpi, i continui rimandi alla terra d’origine, non trasmettono emozioni propriamente “positive”. In tutti i suoi dipinti Botero nega all’osservare lo sguardo dei suoi personaggi. Sono sfuggenti, ci negano le loro emozioni, proiettandosi in una realtà metafisica.  

La fissità (spesso degenerata in strabismo) che i suoi personaggi rivelano, è enigmatica e sconcertante. Il contrasto tra l’intimità degli interni e degli spiragli di vita quotidiana (la “realtà parrocchiale”) alimentano questa confusione. 

 

Botero, Picnic, 2001

Botero, Picnic, 2001

 

Botero, Le sorelle, 1969-2005

Botero, Le sorelle, 1969-2005

 

 

 

 

Il circo, come una famiglia

 

Imperdibile la sezione dedicata alla vita del circo. Botero affronta il momento dei preparativi e sbricia tra i momenti di pausa degli addetti ai lavori. I membri di questa grande famiglia si ritrovano per condividere la loro quotidianità e per riposarsi dalle fatiche, concedendosi qualche distrazione.

Da “Pierrot” ad “Arlecchino”, dalla cavallerizza impegnata nel suo numero, ai clown sui trampoli, l’artista sfoggia mille e più colori.

 

Botero affianco al suo "Gente del circo con elefante", 2007

Bolero a fianco del suo “Gente del circo con elefante”, 2007

 

 

 

 
 
Dipingere scolpendo

 

Anche in scultura Botero ha dato libera espressione a quel concetto di espansione volumetrica che ormai ben conosciamo. Oltre le evidenti difficoltà espressive sorte dalla mancanza del colore, l’artista non rinuncia a lavorare come se stesse dipingendo.

Sia in scultura che in pittura le forme conquistano lo spazio, lasciandoci in attesa di un cenno che apra il dialogo.

 

“Credo molto nel volume, in questa sensualità che nella pittura suscita piacere allo sguardo. Un quadro è un ritmo di volumi colorati dove l’immagine assume il ruolo di pretesto”.

 

Botero, Cavallo, 1999

Botero, Cavallo, 1999

 

 

 

I più sentiti auguri al maestro per questi primi, intensi, 50 anni di carriera.

 

 

Serena Nardoni

 

 

 

Serena Nardoni

Serena Nardoni. Mi hanno chiesto che ruolo abbia l’arte nella mia vita. Ho risposto che l’arte è la mia vita. Da una studentessa di storia dell’arte, in corsa per diventare curatrice museale

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