I primi neurochirurghi: le trapanazioni craniche dalla Preistoria ai giorni nostri.

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Reperti archeologici, documenti e testimonianze dimostrano come, spostandosi nel tempo e nello spazio, c’è un dato che accomuna culture passate e presenti, differenti e distanti tra loro: la modificazione del corpo.
Esso viene disegnato, inciso, scolpito, amputato e modellato quasi a volerne sancire un allontanamento dalla natura per adeguarlo con espedienti prettamente “culturali”.
Un esempio è la pratica della trapanazione del cranio.

 

 

 

Le trapanazioni craniche sono i segni più antichi di cure chirurgiche praticate fin dalla preistoria, in particolare nel Neolitico (circa 10 mila anni fa), insieme alle

Cranio forato rinvenuto a Taforalt e risalente a circa 12 mila anni fa.

Cranio forato rinvenuto a Taforalt e risalente a circa 12 mila anni fa.

trapanazioni dentarie, attuate al fine di curare carie e malattie nei denti. Dal Mesolitico del Marocco (10 mila a.C.) all’Ucraina (7300 a.C.), dall’Alsazia (5100 a.C.) alla Francia e all’area danubiana, non tralasciando Cina e Medio Oriente, crani umani con analoghi segni “chirurgici” sono stati scoperti un po’ ovunque.

 

Il rinvenimento più antico di questa pratica è stato fatto a Taforalt, in Marocco, su un cranio risalente a circa 12 mila anni fa. Invece, il rinvenimento italiano più antico è probabilmente un cranio rinvenuto a Catignano, in provincia di Pescara, e risale a circa 4400-3900 a.C. 

 

 

Il maggior numero di reperti rinvenuti mostra una trapanazione singola, tuttavia non mancano casi di crani con due, tre o anche cinque trapanazioni!

 

In questo discorso rientrano solamente le trapanazioni effettuate in vita e non in morte: queste ferite si distinguono rispetto ad altri tipi di traumi cranici grazie alla loro forma, alla posizione sul teschio, e agli inconfondibili segni di guarigione post-traumatici (il bordo del foro non è netto bensì presenta tracce di riossificazione).

 

Per quanto riguarda, invece, le trapanazioni craniche post mortem, l’intervento era costituito dall’asportazione di una rondella di osso circolare che, una volta pulita e forata, veniva infilata in una collana e portata come amuleto o talismano. Questa pratica è ancora oggi in uso presso alcune tribù africane.

 

 

I reperti rinvenuti indicano non solo una grande conoscenza dell’anatomia della testa, ma anche una precisione tecnica che permetteva di eseguire le operazioni evitando le suture craniche, i seni venosi, le arterie, e senza intaccare le meningi.

Alcuni esempi di strumenti utilizzati dall'uomo per forare la calotta cranica.

Alcuni esempi di strumenti utilizzati dall’uomo per forare la calotta cranica.

Lo strumentario era costituito da pochi oggetti di selce, di ossidiana, o di osso. In tempi successivi si cominciarono ad utilizzare i metalli, il rame, il bronzo e il ferro. 

 

Per l’operazione erano impiegati, oltre a seghe e rasoi, anche punteruoli, scalpelli, raschietti e piccole leve o sonde. 

Dopo l’intervento il paziente veniva bendato e gli venivano applicati unguenti per evitare la setticemia, a volte la zona di perforazione era protetta o con placche metalliche o con altri materiali rigidi.

 

 

 L’anestetico più diffuso sembrerebbe essere l’alcool, almeno per quanto riguarda epoche storiche, con variazioni di uso in base alle regioni: vino d’uva in genere, vino di palma per gli africani, grappa per le popolazioni balcaniche. Gli egizi aggiungevano anche oppio, mentre gli inca varie preparazioni della pianta di coca.

 

Poiché scienza e magia erano, alle origini, praticamente indistinguibili, è difficile stabilire quanto di magico o rituale e quanto di terapeutico sia alla base della pratica delle trapanazioni craniche.

Alcuni studiosi pensano che la trapanazione fosse adottata come cura per gli ascessi provocati dai frequenti traumi cranici. Infatti, la presenza di una frattura, paradossalmente, migliorava la sopravvivenza, consentendo al cervello di espandersi o a raccolte ematiche di defluire spontaneamente.

 

In genere, la perforazione era praticata a sinistra, in ragione del fatto che le lesioni traumatiche erano riportate in battaglia ed inferte da nemici di solito destrimani.

Le lesioni riportate a destra in reperti neolitici provenienti dalla Sardegna fanno pensare, invece, che quello fosse stato il lato meno difeso dallo scudo, che veniva imbracciato con la sinistra.

 

Esempio di trapanazione eseguita sul lato sinistro del cranio.

Esempio di trapanazione eseguita sul lato sinistro del cranio.

 

 

Un’altra interpretazione data agli individui che presentavano evidenze di questa pratica è che essi fossero affetti da malattie endocraniche imputate a spiriti diabolici e che il rimedio consistesse, quindi, nel permettere a costoro di uscire dalla scatola cranica dove erano rinchiusi. Il miglioramento causato, in molti casi, fece sì che gli antichi chirurghi continuassero a mettere in pratica questo tipo di intervento.

 

 

 

Il continente americano è ricco di siti rappresentativi, localizzati soprattutto nella parte centrale del Sudamerica e più particolarmente nell’area peruviana.

 

trapanatura_cranica_incas

Esempio di individuo appartenente alla cultura inca il quale cranio ha subito più di una trapanazione.

In Mesoamerica si praticava la trapanazione come terapia per il mal di testa e altri sindromi celebrali, ma è possibile che fosse coinvolto anche un elemento ritualistico.

 

Era così popolare nella civiltà pre-colombiana, per esempio, che i pazienti potevano subire l’operazione più di una volta, e la cronologia delle perforazioni si può desumere dallo stadio di guarigione delle stesse. Forse questi fori erano i risultati di riti di iniziazione, o indicazioni sullo status sociale.

La tecnica era primitiva ma comunque ancora in atto fino ai primi anni del XVI secolo, quando venne cancellata dai Conquistadores spagnoli.

 

 

Con l’arrivo del XV secolo, la trapanazione fu documentata da pittori del Rinascimento in Europa, che rappresentarono l’estrazione della cosiddetta “pietra della follia”, ritenuta dai medici del tempo la causa di sindromi neurologiche e psicologiche.

 

Estrazione della pietra della follia - Hieronymus Bosch, 1500-1510

Estrazione della pietra della follia – Hieronymus Bosch, 1500-1510

 

Le ultime trapanazioni del cranio in Europa vennero eseguite (Inghilterra, Serbia, Albania, Montenegro) fino all’inizio del XIX secolo.

La neurochirurgia moderna utilizza ancora la trapanazione come trattamento d’emergenza per emorragie, ma in questo contesto è in genere chiamata craniotomia.

 

 

Articolo di Angelica Fiorillo

 

 

 

 

Fonti:

– Margetts E.L., s.d. Trapanation of the skull by medicine-men of primitive culture with particular   reference to present day native east African practice.

In: Diseases antiquity, Illinois, U.S.A.

 

– http://www-3.unipv.it/paoletti/neuro/didattica/conoscere/storia/storianch2.htm 

 

-http://le-cirque-fou-des-religions.com/religions/mutilations%20ethnico-religieuses/tr%C3%A9panations%20et%20d%C3%A9formations%20cr%C3%A2niennes%20volontaires.html

 

 

Angelica Fiorillo

Angelica Fiorillo. Molisana trapiantata a Roma per inseguire la passione per l’archeologia, amante di tutto ciò che è preistorico, di tutto ciò che è scritto e di tutto ciò che è musica.

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