Henri de Toulouse-Lautrec: un diverso tra i diversi.

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Fotografia scattata nel 1894

Henri Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec (Albi, 24 novembre 1864 – Saint-André-du-Bois, 9 settembre 1901), chiamato “petit bijou”, cresce vezzeggiato e coccolato, pronto ad ereditare il titolo di conte ed a vivere una vita come tale. La sorte, ahimè, ha in grembo altri programmi per Henri, difatti verso i dieci anni si manifesta una malformazione genetica dovuta ad un matrimonio tra consanguinei. Henri non supera un metro e cinquanta, è costretto a portare il bastone e le sue ossa sono fragili e deformi. Costretto spesso all’immobilità, Henri legge, disegna e dipinge, trasformando, poi, questa sua passione nella sua ragione di vita. Così inizia a studiare pittura a Parigi dove si impadronisce della tecnica, per creare poi un suo stile personale. Toulouse-Lautrec definisce la sua pittura anticcademica e “speciale”, e rifiuta le convenzioni e quel perbenismo tipico della sua classe di appartenenza. Detto ciò non stupisce la sua decisione di andare a vivere a Montmartre, quartire degradato, ma strumento della sua emancipazione artistica e personale. Montmatre diventa quindi il perno intorno al quale ruota la sua arte. Le prostitute, le ballerine, gli ubriaconi, i derelitti che frequentano i locali notturni e il quartiere divengono i temi principali della sua opera. Le atmosfere si caricano di uno spirito graffiante ed ironico, quasi beffardo e nuovi colori, inquadrature particolari e insolite occupano le tele. Nelle sue opere, il protagonista è sempre l’individuo, nella sua unicità e personalità, e viene messo in risalto tramite il gioco dei piani, delle luci e dei colori. Lo sfondo, fa da accessorio e serve a definire meglio i protagonisti: ” Il paesaggio è e non può essere altro che un accessorio […]. Solo il volto conta […]. Il paesaggio non deve servire che a far conoscere meglio il carattere del volto”.

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“La toilette” 1896. Olio su cartone, Musee d’Orsay

La rappresentazione di Lautrec è icastica, va subito al sodo, coglie solo il necessario. L’incisività con cui Lautrec dipinge i suoi personaggi, la concisione con cui tratteggia la sua galleria di tipi sono le stesse in tutta la sua produzione, che si tratti di disegni, di dipinti o di litografie. L’espressione è più importante della narrazione, la pregnanza di significato prevale sulla messa in scena.

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“Divan Japonais” 1893. Litografia a matita, pennello e spruzzo con retino riportato. Moma (NY)

 

 

Nell'opera "A letto", per esempio, vengono raffigurate due ragazze, appena illuminate dalle prime luci del mattino, sul punto di svegliarsi. I loro sguardi si intrecciano, sono teneri ed assonnati, rivelando una passione  intensa e profonda. Le loro teste sono posate sui cuscini bianchi e sembrano come sospese in uno scenario celestiale, come se fossero immerse nelle nuvole. Le protagoniste dell'opera, sono sorridenti e perse nel loro anelito sentimentale. L'attenzione dell'artista non viene posto né sulla professione delle donne, né sulla loro sessualità, semplicemente sul loro sguardo affettuoso. Vediamo quindi come qui non c'è alcun giudizio da parte del pittore. In queste opere Toulouse-Lautrec fa uso della linea, del colore e del senso della profondità. Il bianco delle lenzuola e le forme stropicciate del grande cuscino formano un contrasto con le tonalità rosse della coperta e della carta da parati, dipinye con calde strisce di colore giallo, verde e grigio.

Nell’opera “A letto” (1893) vengono raffigurate due ragazze, appena illuminate dalle prime luci del mattino, sul punto di svegliarsi. I loro sguardi si intrecciano, sono teneri ed assonnati, rivelando una passione  intensa e profonda. Le loro teste sono posate sui cuscini bianchi e sembrano come sospese in uno scenario celestiale, come se fossero immerse nelle nuvole. Le protagoniste dell’opera, sono sorridenti e perse nel loro anelito sentimentale. L’attenzione dell’artista non viene posto né sulla professione delle donne, né sulla loro sessualità, semplicemente sul loro sguardo affettuoso. Vediamo quindi come qui non c’è alcun giudizio da parte del pittore. In queste opere Toulouse-Lautrec fa uso della linea, del colore e del senso della profondità. Il bianco delle lenzuola e le forme stropicciate del grande cuscino formano un contrasto con le tonalità rosse della coperta e della carta da parati, dipinye con calde strisce di colore giallo, verde e grigio.

 

Toulouse Lautrec esegue anche moltissime manifesti, per il Moulin Rouge e per le vedette delle folli notti dei locali, e diverse litografie, locandine di spettacoli e copertine per spartiti di canzoni. L’attività di Lautrec litografo coincide con la nascita della litografia a colori alla fine del XIX secolo e del suo uso sperimentale nel campo dell’illustrazione dei libri, delle riviste nei primi esempi di pubblicità. Ad ogni modo, pur manifestandosi in molteplici modi, l’arte di Lautrec è sempre profondamente trasgressiva, fino a spingersi ai limiti estremi, suscitando notevole scandalo; come nel caso dei dipinti e delle litografie sulla vita nei bordelli. Questa voglia di trasgressione però, riesce a venir fuori soltanto quando Henri trova il vero sé stesso, sentendosi a suo agio in quel quartiere di artisti, di locali equivoci ed emarginati. Montmartre lo fa sentire diverso tra i diversi distraendo dal suo handicap e tira fuori la sua voglia di distinguersi dai personaggi del suo ambiente di provenienza e dai borghesi benpensanti. È proprio qui che Lautrec inizia a interessarsi agli umili, ai perdenti, gli sconfitti e agli sbandati  che consumano la loro vita tra bettole e balere. Queste rappresentazioni  di un mondo di miserabili non vogliono essere opera di denuncia o di morale, come avevano fatto artisti contemporanei come Van Gogh. La sua è una protesta di natura esclusivamente individuale, la protesta di un uomo diverso dagli altri, anche da quei personaggi che ritrae, sentendosi più un dandy che un miserabile o un borghese.

 


Le opere che suscitano maggiore scandalo sono quelle ambientate nelle case chiuse, eseguite nella prima metà degli anni ’90 del 1800.  La maggior parte delle critiche è data, non tanto dal tema scelto, ma dal modo in cui questo viene affrontato.

 

La prostituzione e la prostituta sono soggetti ben noti e collaudati del realismo ottocentesco, il problema è l’approccio disincantato all’argomento e scevro da qualunque giudizio morale, la presentazione di una realtà per come effettivamente è senza abbellimenti e senza compiacimenti di sorta. In questo opere è palese l’influenza di Degas e delle stampe giapponesi, ma non c’è assolutamente nulla di erotico. Lautrec rappresenta la vita delle prostitute per quella che è, caricando le tele di tristezza e di squallore. Queste scene mettono quindi, il pubblico di fronte alla propria cattiva coscienza, avendo come reazione l’irritazione e di rigetto.

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“Il bacio a letto” 1892 Olio su tela, Collezione privata

Lautrec dipinge “picchi di umanità convenientemente bella” come quando coglie i momenti di intimità più autentici delle prostitute. Molte di loro sono lesbiche, e pure costrette a soddisfare i languori erotici di uomini degradati e degradanti. In alcune opere come, “Il letto”, “il bacio” ed “il bacio a letto”, Lautrec coglie il momento in cui queste ragazze, chiuso il sipario, cessano di mortificarsi davanti ai clienti che le vedono solo come la fonte di piacere erotico e si lasciano travolgere da un amore dolce, commovente ed autentico. Rappresentando liberamente l’eros omosessuale, Toulouse Lautrec vuole rendere liberi tutti quei soggetti più fragili e deboli che vengono umiliati ed emarginati dalla società poiché diversi. In queste opere vengono quindi rappresentate queste ragazze mentre si stringono e si abbandonano ad un bacio intenso.

In conclusione è evidente come la vita di Henri Toulouse-Lautrec cambiò drasticamente e per sempre a causa di questa sua disabilità, che si trasformò, però, in un’opportunità per fargli scoprire quella sua passione che lo avrebbe fatto diventare uno degli artisti più controversi e importanti del suo secolo. Inoltre, questa sua disabilità gli diede modo di guardare il mondo con occhi diversi e creare un’arte in grado di descrivere la realtà per quello che era, raccontando la storia dei più deboli senza giudicarli o senza voler dare una morale. 
Un secolo più tardi avrebbe fatto lo stesso Fabrizio De André che dipinse con la sua voce e le note della sua chitarra “una storia sbagliata”. 
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“Il bacio” 1892 Olio su tela. Collezione privata

 

 

 

 

 

 

 

Articolo di Maria Pia Di Santi

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