Gli strumenti per conoscere il mondo antico

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L’archeologia, al giorno d’oggi, purtroppo non genera sempre un grande interesse tra le persone, complice anche il modo in cui viene trasmessa a grandi e giovani.

Il progetto Pon spiega ai giovani d’oggi il mondo antico attraverso vari incontri e visite ai monumenti di Roma. Attraverso il resoconto – fornito da una giovane ragazza – di uno di questi incontri, cercheremo di capire meglio di cosa si tratta. In particolare, lei si è focalizzata sul primo incontro che ha seguito insieme alla sua classe. Il tutor ha introdotto, in linee generali, il mestiere dell’archeologo, ovvero di cosa si occupa, quali strumenti usa, come si procede una volta trovato il reparto e diversi altri aspetti del lavoro.Ora soffermiamoci sugli strumenti. Cosa utilizzano gli archeologi sul campo?

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Lo strumento per eccellenza, a discapito della forma molto semplice, ha un nome un po’ particolare: si tratta della ‘TROWEL’, utilizzata principalmente per scavare delle superfici ricche di reperti.  Se invece negli strati non vi sono reperti delicati o particolari concentrazioni di materiale antico, l’archeologo si doterà di un piccone e di una pala. Un altro strumento frequentemente utilizzato è il cosiddetto ‘MALEPEGGIO’, simile ad un piccolo piccone, sfruttato per asportare radici o per ammorbidire piccole porzioni di terra. L’archeologo è munito anche di scopetta e paletta, per raccogliere la terra smossa con gli strumenti. In presenza di reperti fragili e di piccoli frammenti ricorre al bisturi (simile a quello usato in medicina), mentre per  pulire questi reperti si usano pennelli e spazzolini . Infine c’è il setaccio, utilizzato per vagliare la terra e, quindi, per evitare di buttare i frammenti più piccoli di materiale (i quali possono sfuggire alla vista). Oltre a questi strumenti, ve ne sono altri più complessi, come quelli usati per la fotogrammetria (una tecnica di rilievo che permette attraverso una serie di foto di ricostruire la posizione spaziale di un oggetto).

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