Come nasce la primavera? Il mito di Persefone e Demetra

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Ve lo dico da subito. Se state cercando informazioni  su come e quando nasce l’equinozio di primavera, state leggendo l’articolo sbagliato. Ma se volete saperne di più su come gli antichi si spiegavano l’arrivo della primavera, siete nel posto giusto.

 

La storia inizia con uno dei fratelli di Zeus, Ade, il dio sovrano degli Inferi, che viene colpito dal dardo d’amore di Eros, potente signore d’ogni forma d’innamoramento. Avete capito bene. Il fanciullo alato armato di arco e frecce che domina sui petti degli uomini e degli dei. In questo modo si innamora della bella Persefone, nata dall’amore tra Zeus e sua sorella Demetra, dea della fertilità e delle messi. Proprio oggi sarà lei la vera protagonista di questa storia. 

  

Il Ratto di Persefone.

Il Ratto di Persefone, pittura parietale da Verghina.

 

IL RAPIMENTO

Ora immaginatevi campi verdi e fioriti. Siamo nella pianura di Nisa, un luogo mitico, che per molti doveva  rispecchiare uno scenario reale: quello della Sicilia, in particolare il lago di Pergusa, a pochi chilometri da Enna. Proprio al di sotto della città attuale è attestata la presenza  dell’antico centro, che doveva accogliere sulla sommità di una possente roccia il celebre santuario dedicato alla dea. Cicerone ci racconta come il famoso governatore (e furbacchione) dell’isola, Gaio Verre, non potendo asportare le due gigantesche statue di Demetra e di Trittolemo, si accontentò di impossessarsi della statua della Vittoria che la dea teneva in mano. (Verrine, II 4, 106-111).

 

 

Ed è proprio  in questo locus amoenus che la giovane Persefone accompagnata dalle sue ancelle si diverte a intrecciare ghirlande. Improvvisamente la terra inizia a tremare, aprendo una voragine, dalla quale compare Ade alla guida del suo cocchio, trainato da quattro cavalli e la rapisce per fare della povera fanciulla la sua sposa. Per nove giorni Demetra, ignara dell’accaduto, va alla ricerca di sua figlia senza mangiare e lavarsi, finché Elios non solo le rivela il rapimento, ma le spiega come il fattaccio fosse avvenuto con il consenso di Zeus. 

 

 

Una mestizia mescolata con l’ira pervade il suo animo. Un’ atmosfera tenebrosa invade l’intero paesaggio. Sopravviene la siccità, si bloccano i raccolti, la terra, prima feconda, diviene arida. Un cataclisma lontanamente comparabile ai film di Roland Emmerich (il regista di The Day After Tomorrow e 2012 per capirci). Le prime vittime dell’ira della Madre sono le ancelle della figlia, che vengono trasformate in Sirene, come punizione per non aver tratto in salvo la compagna. Dopodiché, accolta in sé la tristezza, parte per un viaggio che presenterà dei connotati parecchio stravaganti.

 

Eleusi, I Grandi Propilei

Eleusi, I Grandi Propilei.

 

IL VIAGGIO DI DEMETRA (L’oscenità salverà il mondo)

La dea dei campi abbandona la sede degli dei e vaga per le città e le campagne degli uomini assumendo le sembianze di una vecchia. A Eleusi viene accolta nel palazzo di Celeo e Metanira, re e regina della città. Quest’ultima offre a Demetra un po’ di vino rosso, che in maniera molto cortese (stiamo sempre parlando di una dea!) lo rifiuta e si va a sedere sopra uno sgabello offerto da Iambe, ancella della regina. La dea, immobile sulla solida sedia, copre la tacita tristezza del suo volto con il velo, finché Iambe riesce a farla ridere con degli scherzi di un’ oscenità inaudita.

 

In un’ altra versione del mito la vecchia in questione si chiama Baubo e per strapparle un sorriso scopre le sue vergogne e le mostra a Demetra. Alcune fonti ci dicono come la vecchia inizi ad acconciare i suoi genitali in modo da fargli avere l’aspetto di un bambino. L’etimologia del nome ci suggerirebbe invece un pene di cuoio usato dalle donne per masturbarsi (baubòn è uno dei tanti modi per indicare l’ òlisbos, ossia il fallo in cuoio). La risata della dea diventa vita. La primitiva oscenità di Iambe/Baubo permette a Demetra di reagire e di liberarsi dal dolore attraverso la sessualità. Così la dea chiede gli ingredienti per poter preparare il “ciceone”; una bevanda rituale che assumerà un’ importanza specifica durante lo svolgimento dei Misteri Eleusini. 

 

 

PICCOLA PARENTESI CULINARIA

Avete bisogno di un digestivo con i fiocchi? Volete far bere ai vostri amici una buona bevanda dal sapore “antico”? Un bel bicchiere di ciceone è quello che fa per voi! Ci sono varie ricette indicate nella letteratura antica:

  1. la ricetta originale si pensa sia quella descritta nell’Inno a Demetra con acqua, farina d’orzo e menta;
  2. Nell’Iliade viene aggiunto il formaggio di capra grattugiato (?!);
  3. Nell’Odissea la maga Circe lo amalgama ad una strana pozione magica assieme ad un pizzico di miele;
  4. In una commedia di Eupoli i “chicchi porpora di orzo” vengono identificati con sclerozi di ergot, altresì chiamata segale cornuta. Questa doveva conferire proprietà allucinogene alla bevanda. 

Non vi preoccupate: quanto prima vi regaleremo una breve videoricetta per preparare il vostro ciceone!

  

Tavoletta di Ninnion, rappresentati i misteri eleusini

                  Tavoletta di Ninnion, rinvenuta a Eleusi

 

DEMOFONTE ALLA BRACE E I MISTERI ELEUSINI

Ritorniamo all’ incontro tra Demetra e Metanira. La signora delle messi accetta di prendersi cura dell’unico figlio dei coniugi reali di Eleusi, Demofonte. Ma la dea, anche per compensare la perdita della figlia, si affeziona talmente tanto al piccolo Demofonte da “passarlo sul fuoco” al fine di renderlo immortale. Metanira alla vista del figlio sul punto di essere cotto alla brace (manco fosse un cinghiale), urla dalla paura. Demetra interrompe i suoi propositi e si rivela al mondo come divinità. In questa occasione ordina agli Eleusini di costruire un tempio e indica i riti da seguire durante il nuovo culto; cosi nacquero i Misteri nella città.

 

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Tanagrine di Demetra e Persefone, British Museum, London.

 

L’INGANNO DELL’OLTRETOMBA (e gente che non si fa i fatti propri)

Ve la ricordate la carestia causata dall’assenza di Demetra? Propria questa inizia a far seriamente preoccupare la combriccola dell’Olimpo, obbligando quel buontempone di Zeus ad un’ unica alternativa: trovare un accordo per restituire Persefone a sua madre. Ma Ade gioca sporco ed offre dei chicchi di melagrana alla fanciulla; subito questa si fionda a mangiarli. Chi consuma il cibo dei morti, sarà per sempre legato a questo mondo. 

 

Demetra non si dà per vinta. Nessuno può testimoniare che la fanciulla ha effettivamente mangiato i chicchi di melagrana. E proprio in questo momento compare un personaggio presente in modo disparato nella mitologia greca: Ascalafo, figlio di Acheronte. Egli dice di aver visto la giovane mangiare i famosi chicchi funesti, condannando la ragazza al regno dei morti. Allora Zeus decide che Persefone avrebbe passato due terzi dell’anno con la madre e il rimanente con Ade in qualità di regina degli Inferi. La fanciulla avrebbe rappresentato il seme che riposa per un periodo dell’anno e germoglia nell’altro attraverso un ciclo immutabile. Allo stesso tempo ammette e legittima l’esistenza di due dimensioni: una vitale, rappresentata dagli uomini e dalle donne incontrati da Demetra durante il suo viaggio; l’altra mortale, severa e necessaria al mantenimento dell’ordine universale. 

 

Oggi noi ci spieghiamo l’arrivo più o meno puntuale dell’ equinozio di primavera in maniera astronomica (quest’anno si è verificato ieri in barba alle convenzioni). Allora come oggi gli uomini avevano bisogno di spiegarsi i fenomeni della natura e legittimare ciò che avveniva intorno a loro. La risposta era riposta nel mito, una narrazione fatta da dei come Demetra e donne come Iambe,  che permetteva una rappresentazione intuitiva del reale, investita di significato sacro, divenendo così collante per l’intera comunità.

 

Articolo di Paolo Masci

 

Paolo Masci

Paolo Masci, studente di Archeologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, innamorato della civiltà greca ed appassionato di pittura vascolare antica. Attualmente Presidente dell’Associazione Arkekairos. Grande bevitore di cedrata nei giorni caldi d’estate.

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