I cento anni del Milite Ignoto: chi era il soldato, simbolo della Patria?

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone
Giornata dell'Unità nazionale e Festa delle Forze armate, perché il 4  novembre - Style

Le Frecce Tricolori sull’Altare della Patria

Ogni 4 novembre, in Italia, si celebra una doppia ricorrenza: la Giornata delle Forze Armate e la Giornata dell’Unità Nazionale, festività istituite nel 1919, ad un anno esatto dall’Armistizio di Villa Giusti, che sancì la fine del Primo Conflitto Mondiale e la definitiva liberazione dall’Impero austro-ungarico, con l’annessione di Trento e Trieste.

 

Quest’anno, non solo il popolo italiano festeggia le sue Forze Armate e ricorda l’assetto definitivo del nostro territorio, ma anche il centenario del viaggio e della deposizione del Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria, a Roma.

 

La volontà di commemorare, come simbolo del sacrificio dei combattenti della Grande Guerra, un soldato anonimo, impossibile da riconoscere, non fu un’iniziativa esclusivamente italiana, ma fu condivisa dalla maggior parte degli stati che avevano partecipato al conflitto.
Nel nostro paese, la proposta venne accolta con la legge dell’11 agosto 1921, che annunciava che il soldato scelto sarebbe dovuto essere seppellito presso l’Altare della Patria, in un apposito sacello, posto sotto la statua della Dea Roma, divinità personificazione della città, rappresentata iconograficamente come la dea della guerra, Atena.

 

La ricerca della salma del milite, in Italia, è legata ad una storia incredibile, raccontata dal Tenente Augusto Tognasso nel suo “Ignoto Militi”.
Tognasso fu membro di una commissione d’eccellenza, che si occupò di recarsi direttamente nei luoghi dove avvennero le battaglie più dure del conflitto, per scegliere dei corpi di soldati non identificati, caduti sul fronte.
Per ognuna delle zone prescelte, tra il Carso, le Alpi e il Piave, furono selezionati 11 soldati. Dapprima i corpi trovarono riposo a Gorizia, poi, il 28 ottobre 1921, furono trasferiti nella Basilica di Aquileia.

 

Solo una delle salme sarebbe dovuta arrivare al Vittoriano, ma come fare a scegliere una delle undici?

 

La scelta fu allora affidata ad una “madrina”, Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo, madre del Sottotenente Antonio, morto il 16 giungo 1916, a Marcesina.

Maria Bergamas - Wikipedia

Maria Bergamas

Antonio era un maestro elementare che, vivendo a Trieste, fu arruolato nell’esercito austriaco e, per questo, volendo combattere sul fronte italiano, si offrì volontario del 2° Battaglione della Brigata “Re”, utilizzando un nome falso. Il suo corpo venne trovato con un biglietto in tasca, rivolto al Sindaco di San Giovanni di Manzano, che era al corrente del suo segreto e fu seppellito nel Cimitero di Guerra di Marcesina. 

 

Del Sottotenente Bergamas non si ebbero più tracce, da quando, il luogo in cui era stato sepolto, venne bombardato con un tiro di artiglieria.
La donna, vedendo le 11 bare, esposte nella Basilica di Aquileia, si fermò, piangente sulla seconda, poggiandone su il velo e urlando il nome del figlio.

 

Fu quello il momento in cui venne scelta la salma del Milite Ignoto, exemplum perpetuo di ogni soldato che ha combattuto strenuamente per la patria e di tutti coloro che hanno perso la vita e grazie al coinvolgimento di Maria Bergamas, anche di tutte le donne che hanno perso figli e mariti e che hanno preso parte, più o meno silenziosamente, alle battaglie della Grande Guerra.

 

L’arrivo della salma al Vittoriano, dopo la commemorazione a Santa Maria degli Angeli, fu accolto da un numero incredibile di donne, madri, infermiere, mogli, che vedevano in Maria, un dolore condiviso e, nell’Ignoto Militi, la personificazione di qualcosa che avevano perso, ma che, ora potevano venerare come simbolo del loro amore mai più tornato.

 

Altrettanto significativa è la scelta del luogo di sepoltura della Bergamas, morta nel 1953, la sua salma fu messa a riposare proprio nel cimitero dietro la Basilica di Aquileia, accanto alle dieci salme dei militari scelti, come madre simbolica di tutti i caduti.

 

whatsapp-image-2021-11-07-at-18-06-44

Il carro con la salma, esposto a Roma San Pietro

In queste giornate, a 100 anni dalla deposizione della salma presso il Vittoriano, è stata realizzata una delle commemorazioni storiche più grandi di tutti i tempi. Il treno che ha ospitato la bara e il vessillo del Milite Ignoto ha ripercorso il suo viaggio, da Aquileia a Roma, fermandosi a Gorizia, Udine, Treviso, Venezia, Bologna, Firenze e Arezzo, arrivando alla Stazione Termini la mattina del 1 novembre, accolto dalle massime autorità dello Stato, per poi fermarsi, per una settimana, alla Stazione di Roma San Pietro, accompagnato da una mostra multimediale che abbiamo avuto il piacere di visitare.

 

La toccante esposizione, arricchita da filmati d’epoca che ritraggono gli orrori della guerra in trincea e i bombardamenti, permette di avvicinare il pubblico alle gesta del passato e nonostante sia difficile immedesimarsi nelle tristi vicende di una guerra, o riuscire ad immaginare come si sentisse chi l’ha combattuta o chi aspettava le lettere dei suoi cari, aiuta a comprendere come, delle persone come noi, abbiano fatto parte di qualcosa di grande e, a dare maggiore significato e attenzione ai luoghi che usiamo frequentare, davanti ai quali passiamo senza comprendere realmente il motivo per cui sono nati. 

 

Non sapremo mai chi fu quel soldato sulla quale tomba – più di una volta all’anno, volano le Frecce Tricolori – colui  che giace sotto quelle scale percorse, ogni giorno, da milioni di turisti, in quella piazza, dalla quale tutti passano per andare al loro negozio preferito e, in cui, ogni dicembre, viene illuminato un enorme albero di Natale.

 

Non sapremo mai se quello sia il corpo di Antonio Bergamas, se sua madre abbia, guidata dall’istinto e dal cuore, scelto proprio la bara con il corpo del figlio.

 

Siamo certi però che dedicare al Milite Ignoto e a tutti coloro che, come lui, sono morti durante la guerra, un posto d’onore presso il monumento del primo re dell’Italia Unita, – edificio talmente maestoso da risultare visibile da ogni punto panoramico della città – festeggiarlo nell’ambito della Festa delle Forze Armate, rievocando il valore militare e il sacrificio per la Patria, sia, per tutti coloro che hanno scritto la storia del Novecento, un degno riconoscimento.

 

 

 

Autore: Letizia Leo

Siciliana doc emigrata a Roma. Ossessionata da tutto ciò che è bello. Combattente cintura nera nella lotta contro il traffico illecito dei Beni Culturali. Esploratrice seriale. Nata nel secolo sbagliato.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


*