Boccali e animali che passione!

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 Forme e decorazioni uniche, diverse dai “convenzionali” vasi greci o etruschi, che ci meravigliano e regalano un sorriso in più di un’occasione! vediamo di cosa si tratta.

 

Quando pensiamo ai vasi greci, spesso, ci ritroviamo a elaborare nella nostra mente un potente immaginario, evocativo, fatto di motivi decorativi squisitamente geometrici, vegetali, e figure con movimenti e tratti ricorrenti, stilisticamente riconoscibili, inconfondibilmente “ellenici”. E sebbene anche i ceramografi della cultura che ha dato i natali (immaginari o meno) ad Omero, Licurgo e Teseo conoscano in realtà una notevole varietà nel loro artigianato, vorrei soffermarmi un attimo sulle forme che ne costituiscono l’ossatura, la “tela”, il supporto.

 

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Anfora di Exekias: Achille e Aiace giocano a dadi, 540-530 a.C.

 

Anche in questo caso, generalmente, quando il nostro orecchio ascolta, o il nostro occhio legge il generico termine “vaso greco”, subito l’occhio della mente osserva una grande anfora, un possente cratere, oppure una splendida, larga coppa scintillante, tutta decorata con figure rosse sull’esterno del corpo. Queste sono solamente alcune delle forme che esistevano nella cultura materiale dei Greci…

 

Ma se vi dicessi che esistono forme assai più inconsuete, uniche, particolari, frutto del genio, della sensibilità e della predisposizione degli artigiani ellenici a inventare, variare, uscire fuori dagli schemi?

 

Ne sono un lampante esempio i rhyta, dei veri e propri boccali di raffinata qualità plastica, spesso in ceramica o in metallo prezioso, formati principalmente dalla fusione di due elementi: una parte conica, derivante dal κέρας (corno animale), ricurva alle estremità, e una protome (o testa) che può raffigurare diverse specie animali. Feroci, da allevamento, da compagnia. L’idea e il loro significato simbolico erano molto apprezzati anche dagli etruschi, che, come altri oggetti greci, li importavano e ne variavano forme e decorazioni, aggiungendo spesso un loro tocco caratteristico.

 

I rhyta sono manufatti insoliti, cerimoniali, è logico ed evidente per il trattamento ornamentale delle superfici, ma anche per la stessa morfologia, poco adatta e funzionale ad un uso pratico: per poggiarlo a tavola, infatti, veniva fatto uso di un supporto specifico.

 

Un celebre esemplare di inizio V secolo a.C. conservato a Roma, nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, raffigura un dolce cagnolino incredibilmente veritiero, carico di una suggestiva espressività. Sfido chiunque a non avere l’istinto di voler accarezzargli la testa. Non si fa, no no. Non è il vostro doggy, ma un pezzo che ha circa 2.500 anni.

 

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Rhyton con protome canina, ca 475 a.C.

 

Un esemplare conservato al Museo Archeologico Nazionale delle Marche compete in dolcezza con il precedente: una adorabile testa di cerbiatto dal musetto chiaro contrasta con il fondo nero del cono, su cui si staglia una scena dionisiaca, utile ad intuire anche l’ambiente entro il quale questo oggetto poteva essere adoperato.

 

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Rhyton con testa di cerbiatto, V secolo a.C.

 

Altre forme vascolari si apprestano a rappresentare a tutto tondo il regno animale: sono gli askoi, piccoli recipienti generalmente adatti ad ospitare liquidi oleosi o unguenti.

Avreste mai pensato di vedere un gallo con un’ansa e un beccuccio sulla schiena? Ebbene, quando passerà questo inferno pandemico, volate subito al Metropolitan Museum di New York, un askos del genere è lì che vi aspetta.

 

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Askos a forma di gallo, IV secolo a.C.

 

In mezzo ai più svariati elementi che destano curiosità, interesse e un sorriso spontaneo, concluderei questa breve rassegna con un esemplare da Ravanusa che racchiude, forse pure troppo bene, il significato del titolo di quest’articolo: boccali e animali che passione! Certo, come il precedente, non è propriamente un boccale…ma la passione per gli animali è limpida.

 

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See you next time!

 

Fabrizio Fasoli

Autore: Fabrizio Fasoli

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