BIANCO, ROSSO E DOTTORE!

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23899111_10213023795461415_1111932787_nMercoledì 22 novembre l’attore romano ha ricevuto un Dottorato Honoris causa in Beni Culturali e Territorio dall’Università di Roma Tor Vergata. Ad accoglierlo nell’Auditorium della Facoltà di Lettere ci sono centinaia di studenti, e tra applausi ed ovazioni parte anche un simpatico <<PARTI IVANO!>>.  

 

<<Ho affrontato tanti incontri in tante università, scuole ed ambienti culturali importanti, ma devo dire che l’emozione di oggi è un’emozione molto molto forte>>.

 

Incomincia così Carlo Verdone la sua Lectio Magistralis, commuovendosi alle parole del Prof. Spagnoletti che con entusiasmo ed ammirazione ha ripercorso brevemente la sua storia artistica.

 

Ringraziando la commissione l’attore sottolinea il valore di questo ambito riconoscimento:  <<Siete stati molto coraggiosi perché premiare un commediante, che è sempre stato un po’ considerato da una parte della critica come “la squadra in panchina” è sempre più difficile, e spero di meritare tutto quello che è stato detto. Io stesso mi sono chiesto se fossi stato veramente così efficace…probabilmente qualcosa di buono l’ho fatta!>>.

 

Roma, la sua città, ha sempre rivestito un ruolo centrale nella vita artistica e privata, ed è sempre stata per lui fonte di ispirazione:  <<Devo tutto a Roma, però ho saputo guardarla con uno sguardo poetico da un lato ed ironico dall’altro. C’era una cosa che mi piaceva profondamente fare: avevamo un bellissimo terrazzo a Lungotevere Vallati e quando arrivava il tramonto e mi piaceva poggiarmi alla ringhiera e vedere il cielo che precipitava verso la morte, con le prime lucine che si accendevano e col faro del Gianicolo che cominciava con le sue luci rosse, verdi, e bianche…ed era come una droga, come qualcosa di meraviglioso che accarezzava l’anima e il cuore>>.

 

Ricordi particolari sono legati anche a Ponte Sisto, chiamato per 70 anni il “ponte dei suicidi”: <<Una volta scesi e andai sul ponte dove c’erano un gruppo di persone ed i sommozzatori che sollevavano il morto affogato. Compresi come era interessante ascoltare tutto quello che diceva la gente che fantasticava, inventava, creava, ed era sempre così.

 

<<Ma che è successo?>> <<Mah pare che s’è suicidata la contessa che abitava a Trastevere!>>

<<Non era la contessa, so’ du’ sorelle!>>.  Poi arrivò un terzo che disse: <<No, pare che è’n’cinese!>>. Allora l’altro gli fa : <<E che ce stanno i cinesi a Roma?>>

 

È proprio dall’osservazione della realtà del suo quartiere e di quella Roma straordinaria che nascono tanti dei suoi più famosi personaggi. “Catturare il dettaglio: l’osservazione come elemento fondante della creazione artistica” è infatti il titolo di questa Lectio Magistralis.

 

<<Osservare il dettaglio è fondamentale!>> sottolinea più volte Verdone << quel dettaglio che in quella persona grigia e insignificante, magari ingrandito da un artista diventa un dettaglio importante, che fa ridere e può raccontare mille cose!>>.

 

Nei suoi primi due film diretti da Sergio Leone “Un sacco bello” e “Bianco, Rosso e Verdone” l’attore rende omaggio proprio a quella Roma che sentiva che stava scomparendo, la Roma di Sora Lella che vendeva la verdura a Campo de’ Fiori.

 

Ringraziando poi i genitori Verdone ricorda la madre, che lo ha avvicinato alla musica classica, al blues, al rock, e spinto letteralmente a calci nel sedere a presentarsi la sera dell’esordio al teatro Alberichino.

 

 <<  Mi sentivo inadeguato e pensavo che sarebbe stato un grosso insuccesso . Le avevo chiesto di chiamare il teatro ed inventarsi che avevo la febbre! Beh mi ha dato un calcio nel sedere gettandomi la valigetta con tutti i miei stracci e gli occhiali. Mi cacciò fuori di casa e mi disse “un giorno mi ringrazierai, fregnone”. Ci aveva visto giusto! >>

 

Parla commosso anche del padre Mario (a cui l’Università ha dedicato la nuova Sala Cinema) che gli ha trasmesso l’amore per Roma e che gli aveva regalato quella famosa tessera annuale per il Filmstudio. <<Mi disse ”Vatti a fare una cultura cinematografica!”. Mi ha spinto verso la cultura del cinema e ho capito che se non conosci il passato non sei in grado di analizzare il presente e prevedere anche un po’ gli sviluppi futuri>>.

 

I ricordi lasciano poi spazio a tematiche attuali, affrontate attraverso i rimandi alla sua filmografia; tra queste spicca naturalmente il cambiamento che sta investendo la società odierna di Roma e del mondo: <<Le persone non le vedi più in faccia. Nessuno guarda le espressioni dell’altro, siamo tutti chini sui nostri smartphone. È cambiato il mondo.>>

 

In “Gallo Cedrone” c’è il riflesso del degrado della preparazione e della cultura in generale che ci colpisce già dalla fine degli anni ‘90, rappresentato dalla follia di un personaggio che si trasforma continuamente e che tutti ricorderanno certamente per il suo famoso comizio: << Ci serve o non ci serve sto fiume? Asfartamo! Una lunga lingua d’asfalto, a tre corsie… Los Angeles! Così possiamo dì che finalmente se score a Roma!>>.

 

Questa Italia di oggi, multietnica, dove si incrociano diverse culture  vive un momento di confusione  frutto di un cattivo esempio ricevuto per tanti anni dove <<non si riesce mai a fare il bene comune, ma a fare sempre il bene proprio. Fare commedia in questo contesto sarà senza dubbio difficile ma il talento dovrà riuscirci, come hanno fatto i grandi padri della commedia, da Sordi a Gassman, quando dopo la guerra hanno fatto film importantissimi e hanno raccontato il dramma meglio dei film drammatici. La commedia ha la capacità di entrare nel cuore di tutti quanti>>.

 

Verdone conclude rivolgendosi ai giovani che vogliono approcciarsi al mondo del cinema:  <<andate verso la scrittura perché abbiamo bisogno di soggetti, di spunti che devono stupire!>> e aggiunge <<studiate quello che è avvenuto prima, io l’ho fatto grazie ad una tessera del Filmstudio, voi avete mille modi per tornare indietro e farvi una cultura essenziale. Non possiamo far altro che imparare dai grandi film del passato>>.

 

Ha ancora voglia di fare quello che gli piace, Carlo Verdone, di onorare i suoi contratti, e invita il suo pubblico, il giudice più severo, ad andare a vedere il suo prossimo film in uscita “Benedetta Follia” che <<emana tanto amore, divertimento e poesia, e il finale è una grande carezza>> .

 

 

 

 

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Manuela Vitaliti

 

 

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