Appuntamento con la Dacia: storia, tradizioni e cultura

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Traiano e Decebalo

 

“Mi ritrovai faccia a faccia con il nemico, quel nemico che per anni ci tenne testa, roso da un’ambizione illimitata, combattendo valorosamente e con grande astuzia. I miei uomini lo avevano completamente accerchiato. Li avevamo seguiti, attraversando le montagne,fino a Ranistroum. Lo guardavo dritto negli occhi, mentre l’altro con occhi espressivi, mi lasciò intendere che il suo orgoglio non gli avrebbe mai permesso di consegnarsi a noi Romani. I suoi compagni, rimasti fedeli a lui, gli erano a fianco. Prese la lama e con rapido movimento, senza battere ciglio, si taglio la gola prima che venisse catturato. Gli altri seguirono la dura sorte del primo. Siamo rimasti tutti in silenzio, dopo aver assistito ad una dimostrazione di grande onore,una morte nobile, una morte da veri soldati. Mi avvicinai al corpo sanguinante e finii il lavoro tagliandoli la testa e il braccio destro. Questo evento segnò la fine di cinque lunghi anni di guerra, cinque anni di guerra contro i Daci. Io,Tiberio Claudio Massimo,portai la testa del re Decebalo a Traiano. I confini di Roma erano di nuovo sicuri, e io ritornai finalmente a casa, circondato dal mio popolo che cantava vittoria”

 

Il mondo antico generò una serie di personaggi dalle grandi virtù, che furono in grado di cambiare la storia, lasciando che il loro nome venisse ricordato nelle menti di tutti gli individui. Eppure ancora ci chiediamo se è l’uomo a fare la storia o è la storia a fare l’uomo. Noi questo non lo possiamo sapere, forse perché il destino, come forza maggiore, guida le nostre azioni. Non è stato un caso che il popolo dacico arrivasse alle armi con Roma, era tutto predisposto, ma oscuro ai loro occhi. Ricordiamo un po’ la storia della Dacia, che ai tempi di Giulio Cesare, era diventata una grande potenza, forte, stabile, sotto il dominio del re Burebista. Ricordato come il più grande dei loro sovrani, che unificò tutti i Traci in un unico vasto territorio, ed insieme al sacerdote Deceneo insegnò al suo popolo le leggi, l’etica, la scienza fisica ed astronomica. Questo regno rappresentò una vera e propria minaccia per i Romani, ma questa preoccupazione ben presto ebbe fine, quando Burebista venne orribilmente assassinato in una congiura.

 

Lo scontro vero e proprio ebbe inizio nell’85 d.C, quando sul trono dacico sedeva il re Duras-Diurpaneus, che invase i territori romani,con l’intento di espandere il dominio. Domiziano, imperatore in quegli anni, rispose all’attacco, ma il suo esercito di 100.000 uomini fu devastato. Le offensive continuarono, ma ancora una volta i Romani vennero sconfitti insieme al comandante Cornelio Fusco. Dopo la vittoria,prese il potere di Duras il nipote Decebalo, che nell’88,sfortunatamente,venne sconfitto a Tapae. Domiziano,turbato dalle continue incursioni dei barbari,decise di stipulare la pace con il re dacico,ma quest’ultimo utilizzò i finanziamenti romani per accrescere il suo potere.La sfida lanciata ai Romani ben presto portò al confronto decisivo.

 

Passarono gli anni,fin quando prese il potere l’Imperatore Traiano,che decise nella primavera del 101 di lasciare l’Italia e di dirigersi presso le terre daciche. Seguendo una via che collegava Lederata a Tibiscum, e proseguendo fino a Tapae e alle Porte di Ferro, entrò nel territorio nemico. Si svolse la seconda battaglia di Tapae,  che vide vincitori i Romani per miracolo. Sopraggiunto l’inverno, Traiano decise di sospendere l’attacco alla capitale dacica Sarmizegetusa Regia. Decebalo, insieme agli alleati Sarmati Roxolani, invase la Moesia Inferiore. Dopo piccoli successi, l’orda nemica venne respinta dal governatore Manio Laberio Massimo, ma solo con l’arrivo dell’Imperatore i Daci e i Roxolani indietreggiarono. Decebalo turbato dalle sconfitte subite, inviò due ambasciatori a Roma chiedendo tregua. Traiano accettò, ma le condizioni imposte furono talmente dure che la guerra continuò.

 

L’esercito romano proseguì la marcia, riuscendo a conquistare le fortezze dei monti Orastie, rendendo libera la via verso Sarmizegetusa Regia. Decebalo, allora, chiese immediatamente fine alla loro rivalità. I requisiti per una duratura pace furono consistenti e Traiano ritornato a Roma, ottenne il titolo di DACICUS. I tempi di serenità si ruppero nell’anno 105, quando Decebalo riorganizzò l’esercito. Era necessaria, così, la conquista dell’intero territorio dacico, che sarebbe stata possibile con una nuova e anche ultima campagna militare in Dacia. Sarmizegetusa fu conquistata dopo un lungo assedio e Decebalo fu costretto a rifugiarsi sui monti Carpazi. Con ultimi e invani tentativi di ribaltare le sorti di una guerra ormai persa, venne raggiunto a Ranistroum. Quello che successe dopo noi già lo sappiamo.

Suicidio Decebalo-Colonna Traiana

Suicidio Decebalo-Colonna Traiana

 

Come abbiamo visto, questo popolo bellicoso, non era di certo da sottovalutare e cerchiamo quindi di capire chi erano realmente. I Daci, come i Geti, erano un ramo del grande popolo indo-europeo dei Traci, e di tutte le altre tribù, loro erano i più grandi e i più forti. La cultura daco-getica è una sintesi tra la cultura indigena e la cultura greca, che subì le influenze sciite,  celtiche e romane. Il territorio occupato dai Traci si estendeva dal Mar Egeo fino all’Europa centrale(Boemia) e dal territorio attuale della Serbia fino al fiume Bug. I Traci dei monti Balcani erano per lo più mercenari e non ebbero mai una politica stabile,mentre quelli dal nord del Danubio, ovvero Daci e Geti, riuscirono a formare uno stato molto forte. In sostanza i Daci e i Geti erano lo stesso popolo,i primi abitando l’attuale Transilvania e i secondi il sud dei monti Carpazi. Non si sa quando queste tribù si stabilirono in questi territori, ma molto probabilmente ancor prima dell’età paleolitica. Due sono le teorie sull’etimologia del nome del popolo daci. Il primo sembra derivare dalla lingua frigia (parola caos)  e potrebbe essere tradotta con il termine “lupo”, mentre la seconda teoria sostiene che questo nome derivi dalla lingua dacica con il significato di “pugnale” oppure “coltello”,le armi tipiche dei Daci. Divisi in tre classi sociali:i Tarabostes,Pileati e Comati. L’economia era fondata sulla proprietà comune, ma anche sulla proprietà privata dei COMATI (gente libera), del Re, dei nobili e dei sacerdoti.

 

I TARABOSTES erano i nobili che provvedevano loro stessi all’armamento,mentre i PILEATI erano i sacerdoti, facili da riconoscere grazie al loro aspetto barbato, utilizzando il Pileum per coprire il capo. Questa società era orientata più verso la guerra e possedeva un grande esercito formato da uomini forti e valorosi. I Daci, infatti, erano considerati i più aggressivi tra i popoli di stirpe tracica. Quando non dovevano combattere, si dedicavano, invece, all’agricoltura, alla viticoltura, all’allevamento, al commercio, ma sopratutto alla produzione di ceramica e di metalli. Difatti,la Dacia era molto ricca grazie alle miniere transilvane, un particolare che fu molto caro a Traiano durante le guerre. I Geti-Daci coltivavano cereali che erano alla base dell’economia, utilizzando strumenti semplici come la falce, la zappa, il rastrello ecc. Inoltre, erano grandi allevatori di cavalli, di bovini, ovini e grandi pescatori. Si lavorava l’oro, l’argento ma anche il bronzo.

 

Al tempo di Decebalo,a Sarmizegetusa Regia e dintorni, molte erano le botteghe metallurgiche più grandi d’Europa, dove si producevano e si vendevano utensili di vario tipo,armi e gioielli lavorati finemente. Come non citare la ceramica dall’alta qualità, prodotta con il torchio già a partire dal V secolo a.C o dal III secolo a.C.I ceramisti  si ispirarono al gusto greco nelle creazioni,senza abbandonare però l’originalità, utilizzando figure animali e vegetali, addirittura da non dover invidiare nulla agli altri ceramisti del mondo. Con i ritrovamenti archeologici si è compreso che lo sviluppo economico e sociale dei Daci e dei Geti era addirittura superiore e più evoluto rispetto a quello dei Germani. Idearono il MURUS DACICUS, per garantire una salda difesa delle fortezze grazie alla sua stabilità e flessibilità. Esperti nell’arte della guerra, il loro esercito era formato da fanteria e cavalleria, addestrati con grande cura, al fine di diventare ottimi conquistatori.

 

I Daci erano probabilmente conosciuti come uno tra i primi popoli indo-europei ad essere monoteisti. Adoravano la figura del guaritore Zamolxis, come unico dio supremo, e identificato anche come Gebeleizis il dio dei fulmini e delle tempeste. Si è ancora in dubbio se i Daci fossero in realtà monoteisti, in quanto è riconosciuta la presenza del culto di altre divinità, come nel caso della dea Bendis, dea della caccia in Tracia. Erodoto nelle sue “Storie” narra che “I Geti si ritengono immortali”, in quanto credevano nell’immortalità dell’anima e una volta deceduti, raggiungevano il loro dio. Il mito di Zamolxis racconta che in vita fu uno schiavo e discepolo di Pitagora a Samo e una volta tornato in patria iniziò ad istruire i Daci. Deceneo, l’eccelso sacerdote al tempo di Burebista, viene citato dallo storico Giordane come civilizzatore dei Daci, che li convinse a “tagliare le viti e a vivere senza vino”. Non mancavano di certo i sacrifici e riti accompagnati da musica e danze. Questo popolo era rinomato per essere in possesso dei segreti della guarigione e del potere curativo delle erbe e delle piante. I medici Traci di Zamolxis, di cui ne parla Socrate, credevano che “non si deve guarire gli occhi senza guarire il capo, cosi come non si deve guarire la testa senza considerare il corpo, e di conseguenza guarire il corpo senza tener conto dell’anima”.

 

La loro capitale Sarmizegetusa Regia fu eretta in cima ad una montagna ad un’altezza di 1200 metri e si estendeva per 90.000 metri quadrati.Centro politico e religioso fondamentale dell’età preistorica. Con la conquista della Dacia, Traiano spostò la capitale non lontano dalla prima, fondando Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa, costruita sull’antico castrum romano. Le rovine si possono osservare presso l’attuale città di Sarmizegetusa, nel distretto di Hunedoara (Romania). Si estendeva per 22.5 ettari, collegata da strade. Le rovine rilevano la presenza di molti edifici importanti, tra cui: l’anfiteatro, la scuola dei gladiatori, la basilica, il forum vetus e novum, il grande tempio, tempio di Nemesi, di Liber Pater, abitazioni, ambienti commerciali, industriali e altro ancora. Circondata da grandi mura alte 5 metri, costruite con blocchi di pietra e legate tra loro con malta.

La città dovette difendersi spesso dagli attacchi dei barbari, allontanati con successo dalle truppe imperiali. Dopo una prima divisione della Dacia in due province, Inferior e Superior, venne divisa ulteriormente in Dacia Porolissensis, Dacia Apulensis e Dacia Malvensis. La provincia e la capitale, con il passare del tempo, iniziò ad indebolirsi, fin quando l’Imperatore Aureliano decise di abbandonare il posto. I Daci non furono dei semplici barbari, ma un popolo evoluto che seppe sempre sfruttare la situazione, sfidando i Romani e nonostante la loro sconfitta, seppero ricavare il meglio dalla romanizzazione. Gli storici Giordane, Cassiodoro e Dione Crisostomo, consideravano i Daci e i Geti superiori da sempre a tutti i barbari e quasi uguali ai Greci. Oggi il popolo rumeno può vantarsi di un grande antenato, che lasciò sue tracce nel tempo, permettendo che i nomi di Burebista e Decebalo echeggiassero nel corso dei secoli. I Romani influenzarono molto la cultura dacica, attraverso la lingua e le tradizioni. Il rumeno, infatti, è considerata una lingua figlia del latino che utilizza l’81% di parole di origine latina, come nel caso del vocabolo “unde” che in rumeno porta il significato di “dove” e in latino il significato “da dove”. Difatti la Romania è l’unico paese dell’est Europa a parlare una lingua romanza. L’inno rumeno fa chiaro riferimento al mondo romano, adorato ed esaltato con la strofa:“Ora o mai più diamo prova al mondo che in queste vene ancora scorre il sangue dei Romani, e che nei nostri petti conserviamo con orgoglio un nome trionfatore in battaglia, il nome di Traiano!“.

 

Questo fa intendere di come Roma ancora vive nelle menti e nei cuori di un popolo conquistato in passato, anche dopo quasi 2000 anni. “Romania”,  il nome con cui attualmente viene distinta l’antica Dacia,deriva dal latino “Romanus”. Per questo motivo per molti anni si è ipotizzato che l’attuale popolo della Romania discendesse dai Romani, ma attraverso accurati studi si sono osservati dei particolari che fecero molto discutere gli studiosi contemporanei. I romani non conquistarono l’intero territorio dell’attuale Romania non diffondendo ovunque il latino, eppure oggi viene parlata la stessa lingua senza grandi differenze dialettali in tutto il paese.

 

Una scena presente sulla Colonna Traiana mostra due ambasciatori Daci intenti nel trattare con ambasciatori Romani senza l’aiuto di alcun interprete. Questo potrebbe far intuire che probabilmente conoscessero il latino ancor prima della loro totale sottomissione? Si è supposto che i Daci parlassero da tempo il latino volgare e che i Romani avessero semplicemente perfezionato la lingua. Studi sul DNA hanno dimostrato che l’attuale popolazione italiana del nord Italia è imparentata geneticamente con i Traci, concludendo con l’ipotesi che i Daci non discendessero dai Romani, bensì una parte dei Romani discendessero dai Traci.

E’ un’idea abbastanza inverosimile ma talmente affascinante da lasciar dubbi. La verità si nasconderà sempre ai nostri occhi, ma basta soltanto essere a conoscenza della grande fortuna che tutti abbiamo avuto nell’essere stati a contatto con i Romani e di poter ancora oggi godere della loro forza, delle loro innovazioni, delle loro virtù.

 

Alexandra Postelnicu

 

Statua di un prigioniero della Dacia nel "Giardino di Boboli" -Firenze

Statua di un prigioniero della Dacia nel “Giardino di Boboli” -Firenze

Insegna militare dacica a forma di "lupo",simbolo di questo popolo.In guerra,la bocca dell'animale,con il passaggio dell'aria,emetteva un forte rumore in modo da spaventare i nemici.

Insegna militare dacica a forma di “lupo”,simbolo di questo popolo.

L'antica capitale della Dacia di Burebista e di Decebalo sui monti Orastie.

L’antica capitale della Dacia di Burebista e di Decebalo sui monti Orastie.

Brocchetta dacica finemente decorata.

Brocchetta dacica finemente decorata.

Omaggio floreale da parte dei "moderni daci" nei pressi della Colonna Traiana,in ricordo della guerra e della conquista della Dacia 101/106 d.C

Omaggio floreale da parte dei “moderni daci” nei pressi della Colonna Traiana.

Progetto GIS su Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa di Patricia Alexandra Postelnicu.Sono visibili i confini della città moderna,le antica mura cittadine,l'area all'interno delle mura,gli edifici,le strade,le centuriazioni e infine i segni territoriali.

Progetto GIS su Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa di  Alexandra Postelnicu.

Busto di un cittadino della Dacia ai "Musei Vaticani".

Busto di un cittadino della Dacia ai “Musei Vaticani”.

Busto dell'Imperatore Traiano a "Galleria Borghese".

Busto dell’Imperatore Traiano a “Galleria Borghese”.

Il Trofeo di Traiano(Tropaeum Traiani),costruito dopo la conquista della Dacia,situato ad Adamclisi (Romania)

Il Trofeo di Traiano(Tropaeum Traiani),costruito dopo la conquista della Dacia,situato ad Adamclisi (Romania)

In ricordo della grandezza di Roma,le città principali della Romania,possiedono una copia ciascuna della "Lupa Capitolina".

In ricordo della grandezza di Roma.

Ricostruzione dell'antica armatura dacica,con elmo,scudo e la temibile falce dacica.

Ricostruzione dell’antica armatura dacica.

L'oro dacico,celebre in tutto il mondo,ottenuto dalle miniere Transilvane.

L’oro dacico,celebre in tutto il mondo,ottenuto dalle miniere Transilvane.

Statua di un portatore del "pileum",tipico berretto degli aristocratici,a Piazza del Popolo.

Statua di un portatore del “pileum”.

Statua di un prigioniero dacico sull'Arco di Costantino.

Statua di un prigioniero dacico sull’Arco di Costantino.

Colosso del re Decebalo scavato nella roccia,sulla riva del Danubio nelle vicinanze di Orsova.E' la scultura più grande d'Europa: misura solo sei metri meno della Statua della Libertà, otto metri in più del monumento di Cristo a Rio de Janeiro ma circa 10 m oltre l'altezza del leggendario Colosso di Rodi!

Colosso del re Decebalo scavato nella roccia.

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