“La nave sepolta”, la pellicola di cui ogni archeologo aveva bisogno.

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“Sai qual è la parte del corpo più importante per un archeologo? […] Il naso…se c’è qualcosa sotto terra può fiutarne l’odore”

 

Queste le parole del piccolo e curioso Robert (Archie Barnes) uno dei protagonisti della nuova pellicola targata Netflix, con regia di Simon Stone e sceneggiatura di Moira Buffini, ispirato al romanzo del 2007 di John Preston. “The Dig” – titolo italiano “La nave sepolta”- è approdato sulla piattaforma di streaming il 29 gennaio 2021 e già ha fatto discutere molto, ragion per cui, non potevamo assolutamente perdercelo.

“The Dig” è tutto ciò che un archeologo ha bisogno di vedere, da quando l’emergenza sanitaria ci ha fatto appendere la trowel al chiodo, da quando non sentiamo più la terra sotto le unghie. Ammetto di aver osservato con nostalgia i protagonisti, alle prese con il sito archeologico di Sutton Hoo, nel Suffolk (Gran Bretagna), nonostante il metodo di scavo decisamente differente da quello di oggi. Siamo infatti a cavallo tra il 1938 e il 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, le cui vicende si intrecciano prepotentemente con quelle dei personaggi. Il film si potrebbe dividere benissimo in due grandi sequenze: la prima, più strettamente archeologica e sognante, la seconda più incentrata sulle relazioni e sull’approfondimento psicologico dei protagonisti, non risultando mai banale.

 

Trama

la-nave-sepolta-139458Una ricca vedova inglese, Edith Pretty (Carey Mulligan), appassionata di antichità vichinghe – o forse più della tradizione leggendaria che a questo popolo si lega – ingaggia Basil Brown (uno straordinario Ralph Finnes), archeologo, per guidare uno scavo all’interno dei suoi terreni, ricevendo un contributo economico di meno di due sterline a settimana. Le incredibili intuizioni della coppia portano al ritrovamento, al di sotto di un alto tumulo compromesso da quelli che Brown chiama “solchi dei ladri” (un modo carino per chiamare i tombaroli?), di una nave di 27 metri con annessa camera sepolcrale, di epoca anglo-sassone. La lodevole scoperta richiama l’attenzione e, di conseguenza, la contesa per il patrocinato, del museo locale e del gigante British Museum. Quando il museo londinese, capeggiato dal burbero Charles Philips (Ken Stott), si intromette nella missione archeologica, entrano in scena altri personaggi, ovvero i membri del team di scavo, tra cui la giovane Penny Piggott (Lily James), invitata a partecipare per il suo peso poco elevato e ideale per svolgere i lavori più delicati, senza compromettere la struttura. La donna, moglie di un membro della squadra, è combattuta tra una relazione poco soddisfacente e le avances del giovane Rory Lomax (Johnny Flynn), addetto alle foto di scavo, costretto ad arruolarsi nella squadra di aviazione, allo scoppio del conflitto mondiale.

 

È piuttosto raro trovare una pellicola che tratti di scoperte archeologiche senza cascare nel sensazionalismo, anche quando, come in questo caso, si tratta di storie realmente accadute. Il risultato è un insieme coinvolgente di emozioni, che rendono lo spettatore protagonista dell’incredibile scoperta. La figura di Brown non è idealizzata o eroizzata in maniera eccessiva, ma mette in luce il lavoro appassionato di un uomo che dedica tutta la sua vita all’archeologia.

 

 

Mrs. Pretty: “I domestici mi hanno detto che lei ha studiato di tutto, dal latino alla geologia”

Mr. Brown: “Beh, la scarsa istruzione è davvero un pericolo”

 

 

Così realistico e attuale appare anche il malinconico epilogo: per anni il nome dello scopritore resta nel dimenticatoio, quello che spesso succede nel momento in cui le grandi istituzioni si intromettono in progetti autonomi. Solo ultimamente, infatti, il nome di Basil Brown è apparso sulla targhetta allegata alla mostra permanente degli oggetti ritrovati nella tomba, esposti al British.

Per fortuna, al giorno d’oggi, la letteratura e il cinema permettono di far rivivere chi realmente ha fatto la storia e che, non per sua volontà, è passato in secondo piano.

 

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Mr. Brown: “Facciamo parte di qualcosa che cambia, perciò non moriamo mai davvero”

 

Ed è questo il vero significato dell’archeologia e il messaggio che tutti coloro che studiano il passato, dovrebbero sempre tenere a mente. Tutto è in continuo cambiamento e noi siamo, inevitabilmente, parte di esso, con tutto ciò che lasciamo e costruiamo ogni giorno, anche se, per un momento, qualcuno si dimentica di noi. 

 

 

 

 

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Autore: Letizia Leo

Siciliana doc emigrata a Roma. Ossessionata da tutto ciò che è bello. Combattente cintura nera nella lotta contro il traffico illecito dei Beni Culturali. Esploratrice seriale. Nata nel secolo sbagliato.

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