Fotografia contemporanea – il Presente esposto al Macro di Roma

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"Sevla", di Paolo Pellegrin

“Sevla”, di Paolo Pellegrin

Articolo di Giusi V

Per gli appassionati di fotografia vi segnaliamo una mostra da non perdere presso il MACRO di Roma (sede di via Nizza), fruibile ancora per una settimana. Stiamo parlando della collettiva di artisti internazionali raccolta nella Hall Enel del museo in occasione della XIV edizione del Festival Internazionale di Roma sulla fotografia, promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata da Zètema Progetto Cultura e curata da Marco Delogu.

Il focus tematico di quest’anno è il Presente, e scopo della mostra è quello di condurre ad “una riflessione, mediante il mezzo fotografico, circa le

molteplici dinamiche di comunicazione, interazione e relazioni che caratterizzano il vivere contemporaneo”. Riflessione che parte, dunque, dalla pratica fotografica e arriva a delinearla per il ruolo che assume oggi: se è vero che sia il mezzo artistico prediletto per “fissare, definire e osservare il presente”- soprattutto nell’inarrestabile progresso del mondo e della società in cui viviamo -, non è escluso il rischio di perdere l’attimo godibile della sua sostanza, imprigionata in un’effimera dimensione tra passato e futuro. Slegarsi dalla “nostalgia di ciò che è stato”, non pensare al domani e alle sue trasformazioni, dimenticare i comportamenti ossessivi, illusori e consumistici, sono tutti validi tentativi per concedersi al Presente, “per guardarlo come una possibilità per abbandonarvisi” e “riprendere possesso della nostra vita”. Attraverso l’arte si tenta, così, di rallentare il tempo ed “espandere l’attimo della fotografia in un momento infinito”, concentrandosi su ciò che ci circonda per sentire e vivere l’oggi irripetibile.

Abbiamo scelto di trattare le opere che ci hanno colpito maggiormente, grazie alle quali siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo della mostra: abbiamo vissuto il presente attraverso i molteplici linguaggi degli artisti e un percorso espositivo davvero ben costruito.

Cominciamo parlando di Oliviero Barbieri e del suo lavoro “site specific_ROMA 14”. Gli scatti, a dimensioni giganti, non ritraggono altro che particolari di un plastico della città di Roma: il modellismo diventa simbolo dell’elaborazione mentale –  libera, necessaria e unica – che si ha davanti ad una riproduzione in scala. L’uomo, di fronte ad un plastico, si esercita in termini spaziali – prima con la mente e poi con gli occhi – e attua un processo creativo di importazione ed esportazione dimensionale della rappresentazione; egli “è al tempo stesso razionale e infantile”, affascinato dalla visione integrale, dettagliata e compatta di ciò che è abituato a vedere dal basso. Visione che non per forza corrisponde alla situazione reale del nostro presente, perché un plastico può rappresentare anche qualcosa di mai realizzato, come un progetto rimasto tale, o qualcosa che non è più così perché modificato nel tempo. Curioso il fatto che, da lontano, le foto di Barbieri sembrino dei grandi dipinti iperrealisti illuminati con effetti di luce al neon.

Passiamo ora a “Lucubration” di Rodrigo Illescas. L’artista “esplora Roma e la sua classicità” regalandoci scorci inediti di una città che siamo abituati a considerare per le sue rovine, per il suo passato. Una debole luce descrive luoghi, oggetti e persone, confondendo l’antico con il contemporaneo. Il percorso del fotografo risulta intimamente solitario e silenzioso; tutto quello che passa per il suo obiettivo è come “congelato in una forma marmorea, persino i drappi delle impalcature” o le figure umane spersonalizzate.

Non abbiamo potuto fare a meno di deliziarci, poi, di fronte alle citazioni (da Calvino a de Chirico) di Federico Clavarino in “Italia O Italia”. Quest’ultima consiste in una serie di scatti che mostrano luoghi senza nome di un paesaggio italiano (“familiare, se non riconoscibile”)  investito di “rinnovate allegorie”: tracce del presente interrompono antiche rovine, generando uno spazio nuovo, ironicamente reso meno monumentale.

Entrando nella seconda ala della mostra, siamo stati colpiti dalla ricerca di Paul Graham che, con “The Present”, conclude la sua trilogia fotografica iniziata con “American Night” e “Shimmer of Possibility”. La sua ricerca, soltanto apparentemente convenzionale, si muove sull’interrogativo circa la nostra consapevolezza del mondo. Egli “svela i limiti della street photography degli anni ’60-’70” e per ogni momento di vita newyorkese scatta (ed espone) due o più foto, “a distanza di qualche secondo e spostando il punto di vista e la messa a fuoco”, a dimostrazione del fatto che la vita non è e non può essere rappresentata come “un unico frammento immobile” e che tutti, come lui, “siamo testimoni dello scorrere del tempo” in una forma progressiva “irregolare, imprevedibile e sfuggente”.

Proseguendo oltre, troverete Paolo Pellegrin con “Sevla”, una raccolta di più di 60 istantanee su un tema a lui caro: la famiglia. Il lavoro dell’artista romano “è concentrato sul mondo in costante cambiamento, in lotta per i bisogni veri, le guerre, i conflitti sociali, le grandi migrazioni”. Per questo motivo egli decide di non entrare dentro le mura di Roma ma di tenersi ai margini, lontano dalla grande storia e dall’estetica della città, vicino invece alla realtà di un nucleo familiare rom. Ritroveremo nei personaggi immortalati e nelle loro relazioni quel calore e quell’umanità  “che la città eterna sembra aver perduto”.

Nell’ultima sala, dove la mostra si conclude, abbiamo visto qualcosa di inaspettato ma di assolutamente interessante, che non vogliamo svelare troppo per non rischiare di rovinarvi la sorpresa. Stiamo parlando di Rachel de Joode e del suo “Metabolism”, opera nella quale la fotografia è manipolata dall’artista “in un lungo processo di sperimentazione che riporta le immagini digitali ad assumere una presenza fisica nello spazio espositivo”: il loro presente. In che modo? Andate a curiosare voi stessi, di sicuro uscirete dalla mostra arricchiti di qualche consapevolezza che avevate dimenticato.

 

Fonti : comunicato stampa della mostra, sito ufficiale del MACRO di Roma.

 

Giusi V

 

 

 

 

 

 

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